Biblioteca (lettura pubblicata dalla BBT the bhaktivedanta book trust international)



Ritorno a Krishna
Edizione Italiana di Back to Godhead (tradotta integralmente) Vol. 20, Numero 4 Back to Godhead, Fondata nel 1944 Vol. 42, Numero 4 Luglio/Agosto 2008


SOMMARIO

Lezione del Fondatore
4 Come Amare Tutti
Srila Prabhupada spiega perchè imparare ad amare Krsna ci permette di amare tutto e tutti.
7 Calendario
8 Il Japa che Apre il Cuore “Le Otto Istruzioni di Sri Caitanya” ci possono
ispirare nel nostro canto personale dei nomi di Krsna.
13 I Dialoghi di Srila Prabhupada
Cercare l’Origine delle Cose
14 Ritiro di Japa: La Cura Perfetta per Chi Trascura il Sé
I devoti si prendono una pausa dalla loro normale routine per focalizzare la propria attenzione su una vitale pratica spirituale.
24 La Scienza per Conoscere Dio
La coscienza di Krsna può essere considerata più scientifica di quella che
normalmente chiamiamo scienza?
30 L’Estasi di Sri Caitanya al Rathayatra
Durante il festival dei carri di Jagannatha, Sri Caitanya Mahaprabhu, che è Krsna stesso nel ruolo del Suo devoto, mostrò le più elevate emozioni spirituali.
34 Sezione Libri: Srimad-Bhagavatam
Narada Muni mette alla prova Dhruva
39 Riflettori su Krishna.com
40 L’Acqua: una Meditazione
Alcuni modi in cui l’acqua ci può far ricordare Krsna.
44 Occhi per Vedere Dio
La nostra incapacità di vedere Dio è una malattia spirituale che richiede una cura spirituale.

COPERTINA Anapayini (a sinistra) e Jaya Radhe, entrambe di Alachua, in Florida, sono tra i partecipanti del ritiro di japa svoltosi alla Delphi University, nelle Montagne Blue Ridge. Vedi l’articolo a pagina 14. (Foto di Radhanath Jakupko.)


BACK TO GOD­HEAD


FONDATORE (sotto la direzione di Sua Divina Grazia Sri Srimad Bhaktisiddhanta Sarasvati Prabhupada) Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

DIRETTORE RESPONSABILE: Ali Krsna dasi (Alida D’Ambrosio)
DIRETTORE: Nagaraja dasa
EDIZIONE ITALIANA
E AMMINISTRAZIONE: Nimai Pandita dasa
TRADUZIONI: Purandara Misra dasa e Sri Saci dasi
ABBONAMENTI: Visnupriya dasi

Per informazioni sugli abbonamenti contattare la Confederazione Nazionale delle Associazioni per la Coscienza di Krishna - strada Bonazza, 11 - 50028 Tavarnelle Val di Pesa (FI) - Tel. (055) 8076414 - Fax (055) 8076630 E-mail: nimaipandit@bbtitalia.191.it

NOMI SPIRITUALI: I membri dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krsna ricevono uno dei nomi di Sri Krsna o di un Suo devoto, seguito dal suffisso dasa al maschile e dasi al femminile che significa servitore o servitrice. Per esempio, il nome Krsna dasa significa servitore di Krsna.

VALORE DELLA RIVISTA: Valore a copia
Euro 3,00. Le donazioni per ricevere la rivista devono essere versate sul C.C.P. n. 42036004, intestato a:
‘Confederazione Nazionale delle Associazioni per la Coscienza di Krishna’, strada Bonazza 11,
50028 Tavarnelle Val di Pesa (FI).
© Associazione Ritorno a Krishna - Tutti i diritti riservati - Ritorno a Krishna - Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Milano N° 199 del 13/3/1989 - Vol. 20, N.4 Luglio/Agosto 2008 Stampa:
La Zincografica, Firenze. Sped. Abb. Post.
Comma 20 C Legge 662/96 Filiale FI


BENVENUTO

IN QUESTO NUMERO ci sono due articoli che trattano l’argomento del japa, o canto individuale del mantra Hare Krsna, che i devoti praticano contando il numero dei mantra su una corona di 108 grani. L’articolo “Japa e Apertura del Cuore” di Kalakantha Dasa analizza gli Siksastaka (“Otto Preghiere”) di Caitanya Mahaprabhu per entrare in profondità in questa essenziale pratica spirituale. In “Ritiro di Japa: La Cura Perfetta per chi Trascura il Sé”, Karuna Dharini Devi Dasi parla di un corso di japa svoltosi nelle montagne Blue Ridge in Georgia. Il canto contemplativo dei nomi di Dio può sembrare alieno a quello che accade nei laboratori scientifici, ma Navin Jani mostra in “La Scienza della conoscenza di Dio” che la pratica della coscienza di Krsna, che include il japa, può essere legittimamente chiamata scienza. Attraverso questa scienza espansa, lo scienziato spirituale può percepire verità più elevate, incluso Dio stesso. Il progresso nella scienza della coscienza di Krsna guida alla pura visione, come Mohini Radha Devi Dasi spiega in “Occhi per vedere Dio.”
Hare Krsna. Nagaraja Dasa, Direttore




I NOSTRI SCOPI

Aiutare la gente a discernere la realtà dall’illusione, lo spirito dalla materia, l’eterno dal temporaneo.
Evidenziare i difetti del materialismo.
Offrire guida nelle tecniche vediche della vita spirituale
Preservare e diffondere la cultura vedica.
Celebrare il canto dei santi nomi del Signore come insegnato da Sri Caitanya Maha­prabhu.
Aiutare ogni essere vivente a ricordare e servire Sri Krsna, la Personalità di Dio.


LEZIONE DEL FONDATORE
Londra — 11 Agosto 1971

Come Amare Tutti
Poiché Krsna è tutto e la sorgente di tutto, se impariamo ad amarLo possiamo amare tutto e tutti.
di Sua Divina Grazia
A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada Fondatore-Acarya dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna

ananda-cinmaya-rasa-pratibhavitabhis
tabhir ya eva nija-rupataya kalabhih
goloka eva nivasaty akhilatma-bhuto
govindam adi-purusam tam aham bhajami

“Io adoro Govinda [Krsna], il Signore originale, che risiede nel Suo regno di Goloka insieme a Radha, che somiglia alla Sua forma spirituale ed è l’incarnazione della Sua potenza di felicità, esperta nelle sessantaquattro arti, in compagnia delle Sue intime amiche [sakhi], espansioni della Sua forma personale, pervase e vitalizzate dal sublime rasa spirituale di Govinda.”
–Brahma-samhita 5.37

RADHA E KRSNA o Govinda, stanno godono della felicità spirituale, ananda-cinmaya-rasa. Cinmaya significa spirituale e rasa felicità – felicità eterna. Anche noi siamo piccole parti di questa ananda-cinmaya-rasa. Anandamayo ’bhyasat, il Vedanta-sutra (1.1.12) dice che ogni essere vivente è ananda-maya, pieno di felicità. La natura dell’essere vivente è di essere gioioso, felice, sempre immerso nel piacere, ma nella nostra condizione di vita materiale siamo proprio l’opposto. Non c’è piacere, né conoscenza, né eternità. Queste tre condizioni invece ­ eternità, felicità e conoscenza – sono i sintomi dell’esistenza spirituale.
A Goloka Vrndavana, la dimora eterna di Krsna, tutto è un’espansione della potenza interna di Krsna: la terra, l’acqua, gli alberi, i fiori, le mucche, i pastorelli. Ciò significa che sono espansioni personali di Krsna. Krsna lo ha rivelato quando Brahma Gli sottrasse tutte le mucche, i vitelli e i pastorelli, per verificare se Krsna era davvero Dio, la Persona Suprema. Krsna immediatamente Si espanse in modo da duplicare esattamente tutte le mucche, i vitelli e i pastorelli mancanti.
Per mezzo dell’energia di Krsna nel mondo spirituale si realizza la più completa varietà. Le varietà del mondo materiale sono espansioni dell’energia materiale di Krsna e le varietà del mondo spirituale sono espansioni della Sua energia spirituale.
Nija-rupa: “[Espanse dalla] Sua forma.” Goloka eva nivasati: “Egli è un residente eterno di Goloka Vrndavana.” Akhilatma-bhuto: “Egli però è ovunque.” Sebbene Si trovi nella Sua dimora, Goloka Vrndavana, Krsna può espanderSi. Egli può manifestarSi ovunque nel mondo materiale perché l’energia materiale è una Sua energia. Sri Krsna e Radharani che sono presenti nel tempio sono gli stessi Krsna e Radharani di Goloka Vrndavana. La Divinità è semplicemente un’espansione che il Signore manifesta per accettare il nostro servizio.
Vi ho più volte portato questo esempio: davanti a casa vostra c’è una cassetta per le lettere. Sebbene sembri solo una cassetta, non è diversa dall’ufficio postale. Se ci mettete una lettera essa viaggerà per migliaia e migliaia di chilometri. Perciò la cassetta delle lettere è come un ufficio postale. Nello stesso modo la vostra adorazione della Divinità è esattamente come imbucare le vostre lettere nella cassetta postale: la vostra adorazione sarà accettata da Krsna. Non pensate di stare adorando delle bambole. No. Come l’ufficio postale gentilmente pone una cassetta davanti a casa vostra per facilitarvi, Krsna, sebbene viva a Goloka Vrndavana, Si espande nella forma della Divinità per accettare il vostro umile servizio.
Non pensate mai che la Divinità del tempio sia solo pietra, ottone o legno. Tutto è Krsna perché tutto è energia di Krsna.
Nella Bhagavad-gita (7.4) è detto:

bhumir apo ’nalo vayuh
kham mano buddhir eva ca
ahankara itiyam me
bhinna prakrtir astadha

“Terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente, intelligenza e falso ego – questi otto elementi, distinti da Me, costituiscono la Mia energia materiale.” Tutto è energia di Krsna ed Egli può apparire in ogni cosa per accettare il vostro servizio. Questa è la filosofia della Bhagavad-gita. Krsna in persona può manifestarSi nella pietra perché la pietra è una Sua energia. Se c’è l’energia elettrica si può avere l’elettricità. Nello stesso modo, l’energia di Krsna è ovunque e voi potete usare la Sua energia in qualunque luogo ammesso che sappiate come riceverla.
Il Movimento per la Coscienza di Krsna insegna alle persone come vedere Krsna ovunque.

premanjana-cchurita-bhakti-vilocanena
santah sadaiva hrdayesu vilokayanti
yam syamasundaram acintya-
guna-svarupam
govindam adi-purusam tam aham
bhajami

“Adoro Govinda, il Signore originale, che è Syamasundara, Krsna, con innumerevoli e inconcepibili attributi, che i devoti vedono nel profondo del cuore con gli occhi della devozione spalmati con il balsamo dell’amore.” [Brahma-samhita 5.38]
Il modo per vedere Krsna ovunque è amare Dio. Se comprendete questo non importa quale religione professiate. Non ha rilievo. Noi non diciamo: “Diventate indù” o “Diventate musulmani” o “Diventate cristiani”. No, diciamo: “Imparate ad amare Dio.”
Imparate come amare Dio. La vostra tendenza all’amore c’è, ma viene impiegata male. Viene indirizzata verso i cani, invece che verso Dio e per questo siete infelici. Quando la vostra tendenza ad amare è ben diretta, sarete felici. Questa è la coscienza di Krsna: amare Dio

sa vai pumsam paro dharmo
yato bhaktir adhoksaje
ahaituky apratihata
yayatma suprasidati

“L’occupazione suprema [dharma] per l’uomo è quella che conduce al servizio d’amore e devozione al Signore trascendentale. Questo servizio di devozione deve essere ininterrotto e incondizionato per soddisfare completamente l’anima.” [Srimad-Bhagavatam 1.2.6] Se volete la felicità, dovete imparare ad amare Dio. Voi cercate di amare qualcuno, ma restate delusi e confusi. Non esiste nessun vero oggetto d’amore se non Dio. E se amate Dio, allora amerete ogni cosa spontaneamente, perché Dio è tutto.
L’esempio è questo: quando si dà l’acqua alle radici di un albero, essa si diffonde ovunque – fino ai ramoscelli, alle foglie, ai fiori, in ogni parte della pianta. Se però versate l’acqua su una foglia, essa rimane lì e non si diffonde. Nonostante l’esistenza di molti tipi di interventi umanitari per il benessere, le persone sono ancora infelici. Perché? Perché questa ricerca del benessere è come versare l’acqua sulle foglie, non sulle radici.

Il Segreto dell’Amore

Imparate dalla coscienza di Krsna ad amare Krsna, il vostro Paese, la vostra società, i vostri amici, ogni cosa. Senza l’amore per Krsna non potrete amare realmente. Il segreto è amare Krsna.
È per amore di Krsna che sono venuto nel vostro Paese, altrimenti non avrei avuto alcuna ragione per venirci. Noi predichiamo questo Movimento per la coscienza di Krsna perché amiamo tutti. Non facciamo distinzioni. Amiamo anche gli animali. Non ci piace vedere uccidere gli animali. Questo fa parte del nostro messaggio: “Non mangiate la carne.” Perché? Per salvare la vita degli animali. Perché noi amiamo anche loro. Amiamo perfino la formica, perché amiamo Krsna.
Questo è il metodo della coscienza di Krsna: se imparate ad amare Krsna, allora amerete ogni cosa. In caso contrario, il vostro amore rimarrà localizzato e voi sarete delusi. Questo è scientifico e il nostro metodo è molto semplice: cantate Hare Krsna. Questo è tutto. Krsna e il Suo nome sono identici. Perciò cantare Hare Krsna significa che siete con Lui, che siete direttamente a contatto con la radice di tutto.
Sviluppando amore per Krsna potrete amare la vostra società, il vostro Paese, la vostra comunità, la vostra famiglia, vostro marito, vostra moglie, i vostri figli e i vostri amici – ogni cosa. Quest’amore è completo, purnam, e non finirà mai. L’amore per Krsna è così grande che per quanto ne distribuiate, non si esaurirà mai. Ce ne sarà sempre una riserva illimitata.
Sono molto felice di vedervi in questo tempio. Vi prego di cercare di comprendere la filosofia della coscienza di Krsna. Abbiamo libri per spiegarla ed anche il semplice metodo del canto del mantra Hare Krsna a cui può partecipare perfino un bambino. Gli eruditi più elevati possono parteciparvi ed anche un bambino innocente, non ancora educato e privo di cultura può ugualmente prendervi parte. Entrambi possono ottenere lo stesso beneficio. Un bambino che viene davanti alle Divinità e danza e batte le mani ne ottiene un risultato. Non pensate che questo sia inutile. Se un bambino o un adulto toccano il fuoco, l’effetto sarà lo stesso. Similmente, chiunque venga in questo tempio, offra omaggi, prenda un po’ di prasadam, si unisca al canto ed ascolti, avrà un beneficio spirituale. Questo è il nostro Movimento per la coscienza di Krsna.
Vi ringrazio moltissimo.


CALENDARIO


Questo calendario è calcolato per la zona di Firenze. Le date, che derivano dal calendario lunare, possono variare per altre zone. Per ottenere le date esatte per la vostra area collegatevi al sito www.krishna.com/calendar.
Poiché il Movimento Hare Krsna si basa sulla linea di maestri che discende da Sri Caitanya Mahaprabhu, il calendario include non solo date rilevanti per tutti i seguaci della tradizione Vedica, ma anche date riferite ai compagni del Signore e a preminenti maestri spirituali della Sua successione.


19 Giugno – 18 Luglio
(Mese di Vamana)


Luglio

3 — Anniversario della scomparsa di Srila Gadadhara Pandita, uno dei principali compagni di Sri Caitanya. Anniversario della scomparsa di Srila Bhaktivinoda Thakura. Digiuno fino a mezzogiorno, seguito da una festa di prasada. Gundica-marjana: festival della pulizia del tempio di Gundicha a Jagannatha Puri, in India.
4 — Ratha-yatra del Signore Jagannatha a Jagannatha Puri. Anniversario della scomparsa di Srila Svarupa Damodara e Srila Sivananda Sena, intimi compagni di Sri Caitanya.
13 — Unmilani Maha-dvadasi
Digiuno di cereali e legumi per
Sayana Ekadasi.
Rompere il digiuno 7:25 - 9:49
18 — Anniversario della scomparsa di Srila Sanatana Gosvami, uno dei sei Gosvami di Vrndavana. Inizia il primo mese di Caturmasya (digiuno di verdure a foglie verdi).
19 Luglio – 16 Agosto
(Mese di Sridhara)
23 — Anniversario della scomparsa di Srila Gopala Bhatta Gosvami, uno dei sei Gosvami di Vrndavana.
26 — Anniversario della scompasa di Srila Lokanatha Gosvami, un grande devoto di Sri Caitanya.
27 — Anniversario della registrazione dell’ISKCON, a New York, nel 1966.
29 — Kamika Ekadasi
Digiuno di cereali e legumi.
Rompere il Digiuno 5:01 - 9:55

Agosto

12 — Pavitropana Ekadasi
Digiuno di cereali e legumi. Inizia il Jhulana Yatra (festival dell’altalena) di Sri Sri Radha-Govinda.
Rompere il Digiuno 5:01 - 9:55
13 — Anniversario della scomparsa di Srila Rupa Gosvami, uno dei
Gosvami di Vrndavana. Anniversario della scomparsa di Srila
Gauridasa Pandita, un compagno di Sri Caitanya.
16 — Termina il Jhulana Yatra.
Anniversario dell’apparizione di Sri Balarama. Digiuno fino a mezzogiorno, seguito da una festa di prasada. Inizia il secondo mese di Caturmasya (digiuno di yogurt).
17 Agosto –15 Settembre
(Mese di Hrsikesa)
17 — Anniversario della partenza di Sua Divina Grazia A. C. Bhakti-
vedanta Swami Prabhupada per gli Stati Uniti nel 1965.
24 — Sri Krsna Janmastami,
anniversario dell’apparizione di Sri Krsna. Digiuno fino a mezzanotte, seguito da un rompi-digiuno di prasada di Ekadasi (senza cereali e legumi). Il digiuno si osserva domani. Si prega di chiamare il tempio Hare Krsna locale per il programma degli eventi.
25 — Anniversario dell’apparizione di Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami
Prabhupada, Fondatore e Acarya dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna. Digiuno fino a mezzogiorno, seguito da una festa di prasada.
27 — Annada Ekadasi
Digiuno di cereali e legumi.
Rompere il Digiuno 5:34 - 10:02

Settembre

4 — Anniversario dell’apparizione di Srimati Sita Devi, la consorte di Srila Advaita Acarya.
7 — Sri Radhastami, anniversario dell’apparizione di Srimati Radharani, l’eterna consorte di Sri Krsna. Digiuno fino a mezzogiorno, seguito da una festa di prasada.
11 — Parsva Ekadasi
Digiuno di cereali e legumi. (Digiuno oggi fino a mezzogiorno per Sri Vamana-dvadasi di domani.)
Rompere il Digiuno 5:01 - 10:04
12 — Sri Vamana-dvadasi, anniversario dell’apparizione di Vamanadeva, l’incarnazione di Krsna nella forma di brahmana nano. Anniversario dell’apparizione di Srila Jiva Gosvami, uno dei sei Gosvami di Vrndavana.
13 — Anniversario dell’apparizione di Srila Bhaktivinoda Thakura, padre di Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura (maestro spirituale di Srila Prabupada), e pioniere della diffusione della coscienza di Krsna in Inglese. Digiuno fino a mezzogiorno seguito da una festa di prasada


IL JAPA che Apre il Cuore

Uno sguardo alle “Otto Istruzioni” di Sri Caitanya ed alla loro importanza per il japa, la pratica individuale del canto Hare Krsna.
di Kalakantha Dasa

Una volta un amico mi parlò di questa analogia con la vita spirituale: uno stormo di oche acquista forza volando in una formazione a V, ma se un’oca cade, le altre non possono aiutarla. Nello stesso modo, sebbene coloro che ricercano la conoscenza si aiutino l’un l’altro, il successo in definitiva è legato allo sforzo personale e alla gentilezza del Signore Supremo, Sri Krsna.
La gentilezza di Krsna si rivela nel maha-mantra Hare Krsna: Hare Krsna, Krsna Krsna, Hare Hare/ Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. La ripetizione di questa sacra vibrazione sonora apre il cuore ad una sempre maggiore comprensione di se stessi e all’intimità dell’amore per Dio, anche in chi non ha qualifiche.
Questa analogia degli uccelli come si applica al canto Hare Krsna, una pratica così importante per la vita spirituale?
Il canto di gruppo viene detto sankirtana o kirtana; il canto individuale è detto japa. Cantare in gruppo (kirtana) è come volare in formazione a V; si prende forza dagli altri. Si suona o si guardano gli altri che suonano gli strumenti, a turno si ascolta e si canta, e si segue il leader che varia il tempo e la melodia.
Quando invece si canta con il japa siamo soli con Krsna e con la nostra mente, che è sempre pronta a disturbarci.
La più recente incarnazione di Krsna, Sri Caitanya Mahaprabhu, sebbene fosse un grandissimo erudito, ha lasciato solo otto versi scritti. Questi versi di suprema importanza, conosciuti come Siksastaka, mostrano che i nomi di Krsna rafforzano ed arricchiscono la vita spirituale. Eccoli tradotti in forma poetica, insieme a riflessioni sulla loro importanza per la fondamentale pratica spirituale individuale del japa.


ceto-darpana-marjanam bhava-maha-davagni-nirvapanam
sreyah-kairava-candrika-vitaranam vidya-vadhu-jivanam
anandambudhi-vardhanam prati-padam purnamrtasvadanam
sarvatma-snapanam param vijayate sri-krsna-sankirtanam

Cantare i nomi di Krsna
è guardare la luna crescente che dà grande fortuna come un loto sbocciato completamente.
Cantare toglie la polvere sui nostri cuori brillanti accumulata, fa rivivere la sacra conoscenza come una moglie dal suo uomo ispirata.
Estingue anche le fiamme penose delle nascite e delle morti, che senza fine subiamo, con oceaniche onde di felicità che ad ogni passo bramiamo

Il canto attento del japa apre il cuore verso sempre più elevati livelli d’amore per Dio, proprio come la forza della natura fa sbocciare il fiore di loto e fa sembrare che la luna cresca.
Noi che cantiamo il japa spesso cominciamo la nostra seduta di canto senza entusiasmo, ansiosi o confusi. Quando finiamo, ci sentiamo forti e concentrati. Perché? Non perché il nostro respiro diventa regolare e le nostre menti si placano; durante il japa cambiamo perché, sebbene in modo maldestro, cantando il Suo nome ci associamo con Krsna.
Cantare in modo attento significa abbandonare i pensieri e i problemi per sottomettersi all’ascolto del mantra. Significa aver fiducia in Krsna e abbandonarsi a Lui con gli occhi ben aperti. Krsna risponde a questo desiderio di resa. Non appena ci rendiamo conto della presenza di Krsna, immediatamente i nostri cuori diventano felici e sereni.
“Nella misura in cui vi abbandonate a Me,” dice Krsna nella Bhagavad-gita (4.11), “Io vi ricompenso.”
Contattare Krsna ogni giorno per mezzo del japa fa nascere un legame di fiducia che supera la semplice fede. Il japa diventa un rifugio, un posto sicuro dove andare quando sembra che la vita ci travolga. Il japa diviene sia simbolo che mezzo pratico per abbandonarci a Krsna e ogni volta che cantiamo con attenzione Krsna risponde.
Cantare sul japa come se non avessimo nessun altro a cui rivolgerci tranne Krsna, libera dall’ansietà la nostra mente e il nostro cuore. Il canto ci trasforma da bambini spirituali ansiosi e concentrati su noi stessi in adulti spirituali sereni, gentili e pazienti.
In questo verso la frase sanscrita vidya-vadhu-jivanam si riferisce alla moglie (vadhu) del sapere trascendentale (vidya). Questa bella frase in tre parole sanscrite mostra come la bhakti (devozione) dia vita a jnana (conoscenza). Le Scritture forniscono la conoscenza, il japa favorisce la realizzazione di questa conoscenza, proprio come le dolci parole di una moglie incoraggiano e vivificano il marito.
Se eseguito in modo appropriato, il canto Hare Krsna sui grani del japa diventa una gioia quotidiana. La vita materiale è come essere intrappolati senza via d’uscita in una foresta in fiamme, ma il fuoco verrà estinto dalle potenti onde di gioia liberate dall’attento canto del japa.

namnam akari bahuda nija-sarva-saktis
tatrarpita niyamitah smarane na kalah
etadrsi tava krpa bhagavan mamapi
durdaivam idrsam ihajani nanuragah

Mio Signore, i Tuoi nomi sono molti di più di quelli che potrò mai contare o invocare, e Tu potenzi ciascuno di essi per poter alla mia vita ogni benedizione dare.
Gentilmente Tu non hai posto regole per cui io posso sempre cantare o chiamare, eppure i Tuoi preziosi nomi purtroppo non so gustare.

Poiché il canto attento del japa porta a queste potenti realizzazioni, i devoti esperti nel canto si uniscono in questa pratica e a volte gli altri scambiano il loro naturale entusiasmo per fanatismo. Ma i seguaci di Sri Caitanya non sono fanatici, perché Sri Caitanya è assolutamente liberale e non settario. Come Egli dichiara in questo verso, qualsiasi nome di Dio, se cantato in modo appropriato, risveglia noi e gli altri. Perché un numero maggiore di persone non medita con questo semplice e profondo canto? Sebbene tutti percepiscano l’effetto di un inno trascinante o di un lamentoso invito a pregare, pochi ripetono l’esperienza dentro di sé cantando costantemente o anche regolarmente.
Perché non cantiamo? Sri Caitanya si lamenta, nanuraga: “Non ne ho il gusto.” Le persone intelligenti sperimentano un gusto per le attività benefiche come la lettura e lo sport; gli sciocchi si costruiscono abitudini molto dannose come gli intossicanti e l’azione rovina cervelli della TV. Nello stesso modo, il canto del japa è un gusto che si acquisisce. Comprendendo l’incomparabile valore della vita spirituale, il vero saggio impara a nutrire il proprio spirito con i santi nomi di Dio.
Il verso successivo spiega come si fa ad ottenere il gusto per il japa. Attenzione però: più cantiamo, più comprendiamo la grandezza di Krsna e più restiamo scioccati dalla nostra penosa condizione.

trnad api sunicena
taror api sahisnuna
amanina manadena
kirtaniyah sada harih

L’anima che canta il santo nome mite, umile e rispettosa senza orgoglio e
con un’attitudine virtuosa, sottomessa come l’erba calpestata come un albero tollerante, ottiene il gusto di cantare i Tuoi santi nomi in modo costante.

Devo confessare che cantando il japa negli anni ho scoperto molte cose sgradevoli su me stesso. Con le mie azioni sconsiderate ho offeso altri e mi sono comportato stupidamente centinaia di volte. Tuttavia mi avvicino al japa pensando con orgoglio: “So che cosa fare. Krsna è Mio. “ Non mi rendo conto che in verità io sono di Krsna. Il mio canto è fatto per il Suo piacere e il Suo piacere è il mio unico vero piacere.
Quando capirò che Krsna non ha alcun obbligo verso di me, vista la modestissima qualità della mia devozione? Quando capirò che ogni persona che vedo è un glorioso essere spirituale, figlio o figlia di Krsna, meritevole di ogni rispetto?
Come faccio, viste le mie debolezze, ad essere così orgoglioso? Il japa mi ha aperto gli occhi. Sebbene faccia soffrire, una realtà spiacevole vale di più di una felicità illusoria. Nella misura in cui affronto i miei errori e ignoro quelli degli altri, gusterò il suono del nome di Krsna ininterrottamente.

na dhanam na janam na sundarim
kavitam va jagadisa kamaye
mama janmani janmanisvare
bhavatad bhaktir ahaitaki tvayi

Mio Signore, non desidero amanti, fama, né ricchezze in eccesso;
desidero solo servirTi, vita dopo vita senza nessun pensiero per me stesso.

Che cosa voglio da Krsna?
Alcune persone si rivolgono a Dio per il denaro. Alcune seguono il loro compagno verso Dio o si rivolgono a Dio per trovarne uno. Altre vengono a Dio per altri motivi, ma vi rimangono per godere dell’adorazione dei propri seguaci.
Tutte queste motivazioni vengono meno, ma l’amorosa reciprocazione di Krsna ci sosterrà legandoci gioiosamente al Suo servizio.
Per godere dell’amorosa reciprocazione di Krsna dobbiamo cantare sul japa con molta attenzione. Perché?
In parole semplici, Hare Krsna significa: “Caro Krsna, ti prego, permettimi di servirTi.” Perciò, quando cantiamo sul japa chiediamo ripetutamente di poter servire Krsna.
Sebbene Egli non abbia bisogno di nulla, con gentilezza accetta il nostro servizio.
È così dolce l’opportunità di servire Krsna che Sri Caitanya prega di averla rinunciando alla ricchezza, alla fama e all’amore.

ayi nanda-tanuja kinkaram
patitam mam visame bhavambudhau
krpaya tava pada-pankaja-
sthita-dhuli-sadrsam vicintaya

Sebbene io sia fatto per servirTi in qualche modo sono caduto nell’oceano delle nascite e delle morti dove mi sono quasi perduto.
Ti prego, da questo oceano di morte salvami – non ho nessun altro rifugio –
come un granello di polvere ponimi ai Tuoi piedi di loto senza indugio.

Rinunciando alla ricerca di amanti, denaro e fama, scopriamo una nuova realtà: corriamo un pericolo terribile.
La morte incombe, ma noi siamo così attaccati a ciò che ci sta uccidendo che non ce ne curiamo e neppure ci occupiamo del servizio d’amore a Krsna, che ci può salvare dalla morte.
Con gli anni ho imparato a temere Dio e ad amare le cose di questo mondo. Nello Siksastaka Sri Caitanya ci insegna ad amare Dio e a temere le cose di questo mondo.
Perché temere Dio, come se fosse Dio ad infliggerci la sofferenza? Dio è neutrale; se vogliamo goderci questo mondo, ci dà un corpo materiale con cui poterlo fare, ma questo corpo, al pari di tutto ciò che è materiale, finisce come non vorremmo. Allora abbiamo bisogno di un nuovo corpo per continuare a soddisfare i desideri materiali. In questo modo ci dibattiamo in un oceano di sofferenza – finché non cambiamo.
Come fare a cambiare i nostri desideri?
Krsna c’insegna che non è possibile rinunciare ad un desiderio se non lo sostituiamo con qualcosa di più attraente. Quando impareremo a gustare il canto Hare Krsna, saremo salvati per grazia di Krsna.

nayanam galad-asru-dharaya
vadanam gadgada-ruddhaya gira
pulakair nicitam vapuh kada
tava nama-grahane bhavisyati

Cantando mi chiedo: “Quando lacrime d’amore i miei occhi adorneranno,
per la gioia la mia voce si spezzerà e tutti i peli del mio corpo si rizzeranno?

Possiamo invocare Krsna per paura o perché soffriamo; questo è meglio che non chiamarlo affatto. Possiamo anche cercare di fare avanzamento, d’imparare a cantare per amore. Krsna allora è in estasi; quando cantiamo con purezza, ci associamo con il nostro estatico Signore e allora anche noi spontaneamente diventiamo estatici.
Avendo provato ripetutamente che Krsna soddisfa il nostro cuore, dopo aver avuto una smorfia di disgusto e sputato sopra le illusioni che eravamo soliti ricercare, impariamo un modo completamente nuovo di godere. Allora ci abbandoniamo al canto.
Dopo aver studiato le Scritture vediche, Sri Caitanya e i Suoi seguaci descrissero il percorso del canto. I sintomi spontanei descritti in questo verso – lacrime spontanee, voce spezzata, peli del corpo che si rizzano – indicano l’amore estatico per il Signore. Essi non devono essere imitati con ostentazione, ma appaiono naturalmente per la grazia di Krsna quando l’anima caduta finalmente invoca il Suo nome con sincerità.
Noi non cantiamo il japa per ottenere questi sintomi dell’amore per Dio. Quando essi appaiono, sono segnali che stiamo progredendo, come le indicazioni sull’autostrada non sono la nostra meta ma ci mostrano che essa è vicina.
I sintomi di estasi possono però non apparire anche in una persona che canta con sincerità. Come Suoi figli e figlie, noi siamo obbligati ad invocare Krsna, ma Lui non è obbligato a mostrarSi quando lo facciamo.

yugayitam nimesena
caksusa pravrsayitam
sunyayitam jagat sarvam
govinda-virahena me

O Krsna! In Tua assenza ogni momento sembra durare un’eternità.
Il mondo intero appare così vuoto che dai miei occhi sgorgano lacrime in quantità.

Quando non ci aspettiamo più la felicità dalle illusioni, spontaneamente ci aspettiamo la felicità da Krsna, ma Egli nella Sua suprema indipendenza può darcela o no. La felicità accompagna Krsna che viene e va secondo il Suo dolce volere.
Devoti molto avanzati trovano l’estasi nella separazione da Krsna; i principianti possono solo impegnarsi. Tuttavia, se Krsna ci lascia, dove mai possiamo rivolgerci in tutta la creazione? Dobbiamo invocarLo. In effetti, quando non sentiamo la presenza di Krsna, è il momento di cantare con ancor più determinazione e pazienza. Krsna accetta tutti, ma non raccoglie devoti improvvisati. Egli mette alla prova la nostra determinazione.
Sebbene possiamo sentire Krsna per mezzo dei Suoi santi nomi, scopriamo che Egli non Si rivela al nostro comando. Chi è questa persona su cui non si può contare? Lo vogliamo ancora?

aslisya va pada-ratam pinastu mam
adarsanan marma-hatam karotu va
yatha tatha va vidadhatu lampato
mat-prana-nathas tu sa eva naparah

Krsna è il Mio unico Signore e tale per sempre rimarrà anche se mi soffocherà con il Suo abbraccio o con la Sua assenza il cuore mi spezzerà.
Egli è libero di ingannarmi o di calpestarmi o in qualsiasi modo, senza alcun riguardo, di trattarmi. Egli è tutta la mia vita.
Non distoglierò mai da Lui lo sguardo.

Questa preghiera finale di Sri Caitanya incarna il sentimento delle amanti di Krsna, le gopi, che si struggevano per Lui dopo che ebbe lasciato il Suo villaggio natale per non tornarci più. A volte il loro attaccamento a Krsna irritava i loro mariti e metteva a rischio la loro reputazione, tuttavia esse non riuscivano a dimenticarLo. Questo loro amore per Dio, disinteressato, incondizionato, profondamente gioioso, supera ogni altro tipo d’amore.
Anche se siamo pieni di desideri materiali, cantare sul japa con grande attenzione ogni giorno ci può portare a questo amore. Per l’anima amare Krsna è tanto naturale quanto respirare lo è per il corpo. Se ci associamo con Krsna per mezzo del japa, lo spontaneo amore per Krsna, sopito nel cuore di ogni persona, si risveglierà e si svilupperà.

Un Esempio Vivente

A partire dal 1965, Srila Prabhupada, seguace esemplare di Sri Caitanya, presentò gratuitamente il canto Hare Krsna in tutto il mondo. La sua umiltà, il suo distacco, il suo amore estatico e incondizionato per Krsna ha dimostrato la realtà dei versi di Sri Caitanya. La vita e l’esempio di Srila Prabhupada continuano ad ispirare migliaia di persone a cantare i nomi di Dio.
Lo Siksastaka di Sri Caitanya ci porta dal punto di partenza – l’ effetto purificatore del canto Hare Krsna – alle più alte vette dell’amore disinteressato e incondizionato. Scalare una montagna così alta può apparire scoraggiante, ma grano dopo grano, mantra dopo mantra, una seduta di japa ogni giorno ci farà progredire. Srila Prabhupada ci ha indicato come fare.

Kalakantha Dasa dirige la Krishna House vicina alla Università della Florida a Gainesville. Il suo ultimo libro è A Gator’s Guide to the Gita.


I DIALOGHI DI SRILA PRABHUPADA

Cercare l’origine delle cose

Questa conversazione di Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, con un ospite e un suo discepolo, il dottor Thoudam D. Singh (Bhaktisvarupa Damodara Swami) ebbe luogo nel dicembre del 1973, durante una passeggiata mattutina a Venice Beach, a Los Angeles.

Dott. Singh: Gli scienziati dicono che ad un certo momento la Terra era composta da particelle di polvere che fluttuavano in una sostanza gassosa. Poi, nel corso del tempo questa sospensione colloidale si condensò e formò la Terra.
Srila Prabhupada: Può essere, ma da dove veniva quel gas?
Dott. Singh: Essi si limitano a dire che esisteva.
Srila Prabhupada: Sri Krsna nella Bhagavad-gita [7.4] dice:

bhumir apo ’nalo vayuh
kham mano buddhir eva ca
ahankara itiyam me
bhinna prakrtir astadha

“Terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente, intelligenza e falso ego – questi otto elementi, distinti da Me, costituiscono la Mia energia materiale.”
Qui Krsna spiega che vayu (il gas) deriva da Lui. E più sottile di vayu è kham (l’etere), più sottile dell’etere è la mente, più sottile della mente è l’intelligenza, più sottile dell’intelligenza è il falso ego e più sottile del falso ego è l’anima. Gli scienziati però non lo sanno. Essi conoscono solo gli elementi grossolani. Parlano di gas, ma da dove viene il gas?
Dott. Singh: A questo non sanno rispondere.
Srila Prabhupada: Noi però possiamo rispondere. Dal Bhagavatam sappiamo che il gas proviene da kham o etere, che l’etere viene dalla mente, la mente dall’intelligenza, l’intelligenza dal falso ego e il falso ego dall’anima.
Dott. Singh: Gli scienziati sostengono che prima che avesse luogo l’evoluzione biofisica secondo la teoria di Darwin, doveva esserci una fase che loro chiamano “chimica prebiotica” o evoluzione chimica.
Srila Prabhupada: Sì. E il termine “evoluzione chimica” significa che gli elementi chimici hanno un’origine e che l’origine è lo spirito, la vita. Un limone produce acido citrico e i nostri corpi producono molti elementi chimici sotto forma di urina, sangue, sudore ed altre secrezioni. Questa è la prova che la vita produce elementi chimici, non che gli elementi chimici producono la vita.
Dott. Singh: Gli scienziati dicono che una volta che il seme della vita è presente nelle cellule, l’essere vivente automaticamente si sviluppa e agisce.
Srila Prabhupada: Sì, ma chi fornisce il seme? Nella Bhagavad-gita [7.10] Krsna risponde a questa domanda. Bijam mam sarva-bhutanam viddhi partha sanatanam: “O figlio di Prtha, sappi che Io sono il seme originale di tutte le esistenze.” E in seguito [14.4] Krsna dice:

sarva-yonisu kaunteya
murtayah sambhavanti yah
tasam brahma mahad yonir
aham bija-pradah pita

“Sappi, o figlio di Kunti, che la vita di tutte le specie è resa possibile dalla nascita in questa natura materiale e Io sono il padre che dà il seme.”
Dott. Wolf-Rottkay: Ma, in tutta umiltà, Srila Prabhupada, supponi che gli scienziati riescano davvero a creare artificialmente un organismo vivente o anche una cellula vivente. Che cosa ne dici?
Srila Prabhupada: Quale sarebbe il loro merito? Stanno soltanto imitando ciò che già esiste in natura. La gente è molto attratta dalle imitazioni. Se un uomo in un nightclub imita un cane, le persone ci andranno e pagheranno per vederlo. Quando invece vedono un cane vero che abbaia, non gli prestano nessuna attenzione.
Dott. Singh: Srila Prabhupada, l’idea dell’evoluzione chimica è nata nel 1920 ad opera di un biologo russo. Egli dimostrò che prima dell’evoluzione chimica l’atmosfera della Terra era molto riducente. In altre parole, era soprattutto ricca d’idrogeno con pochissimo ossigeno. Poi, nel corso del tempo, la radiazione solare causò la trasformazione delle molecole d’idrogeno in elementi chimici diversi.
Srila Prabhupada: Questo è uno studio di parte. Prima di tutto, da dove veniva l’idrogeno? Gli scienziati studiano semplicemente la fase centrale del processo, ma non ne studiano l’origine. Dobbiamo conoscere l’inizio dei fenomeni. Guardate, c’è un aeroplano [Srila Prabhupada indica un aeroplano che appare all’orizzonte]. Direste che l’origine di quell’areo è il mare? Una persona sciocca potrebbe dire che tutto ad un tratto una luce è apparsa sul mare ed è così che l’aeroplano è stato creato. Ma questa è una spiegazione scientifica? Le spiegazioni degli scienziati sono simili a questa. Essi dicono: “Questo esisteva e poi, all’improvviso, per caso, accadde quello” Questa non è scienza. Scienza significa spiegare la causa originale.
Forse gli scienziati potranno creare imitazioni della natura, ma perché dovremmo dar loro fiducia? Dobbiamo dare fiducia al creatore originale, Dio; questa è la nostra filosofia.
Dott. Singh: Quando uno scienziato scopre una legge della natura, generalmente la chiama con il proprio nome.
Srila Prabhupada: Sì, esattamente. La legge c’è già in natura, ma quel mascalzone vuole prendersene il merito.
Dott. Singh: In realtà stanno lottando contro le leggi della natura, ma spesso in questa lotta trovano una forma di piacere.
Srila Prabhupada: Questo piacere è infantile. Pensate ad un bambino che con un grande sforzo costruisce sulla spiaggia un castello di sabbia. Può provare piacere, ma è un piacere infantile, non è un piacere da uomo maturo. I materialisti hanno creato uno standard di falsa felicità. Essi hanno creato una splendida organizzazione per mantenere una civiltà confortevole, ma è tutto illusorio perché non possono creare una situazione in cui godere in modo permanente. In qualsiasi momento, chiunque può essere sorpreso dalla morte e tutto il suo piacere finirà.
Dott. Singh: Questa è la ragione per cui dicono che Dio non ci ha dato tutto – perché non possiamo vivere qui per sempre.
Srila Prabhupada: Dio però ha dato loro tutto il necessario per vivere serenamente e tutto ciò che è necessario per comprenderLo. Allora perché non fanno domande su Dio? Fanno, invece, cose che li aiutano a dimenticare Dio.


RITIRO DI JAPA
La Cura Perfetta per chi Trascura il Sé

Immagina di vivere una splendida vacanza lontano dalle distrazioni della casa e del lavoro. Aria fresca, fitte foreste e alte montagne blu ti circondano e hai l’opportunità di trovarti con esperti insegnanti per esplorare il grande beneficio spirituale del canto del maha-mantra Hare Krsna.
Quando la sveglia suona non sei obbligato ad alzarti per un altro giorno di lavoro; ti alzi invece per ascoltare il fluire di un ruscello di nettare dalla bocca di devoti che hanno dedicato la loro vita al dolce canto di Hare Krsna, Hare Krsna, Krsna Krsna, Hare Hare/ Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. Per mezzo del canto, di dibattiti, di esercizi interattivi, di piacevoli pratiche di gruppo e di molti scambi di affetto tra i devoti, vieni gentilmente sospinto verso la perfezione del canto.
Questa vacanza è indulgere alla gratificazione? No. Le nostre autorità spirituali ci dicono che l’ascolto e il canto dei nomi di Krsna sono il più importante servizio che un devoto possa fare. Cantare è il modo migliore per meditare sul Signore e avvertirNe la presenza. Il maha-mantra è una preghiera: “Sri Krsna, Ti prego, impegnami nel Tuo servizio devozionale.” Spesso però le nostre vite così impegnate non ci concedono il tempo o l’atmosfera adatta di cui abbiamo bisogno per stare tranquilli e concentrarci. Tutti ogni tanto hanno bisogno di una vacanza, ma i devoti in una vacanza cercano più del semplice noleggio di una macchina e di una permanenza in albergo. Anche un viaggio verso i posti sacri dell’India può essere pieno di distrazioni.
Il Ritiro di Japa, che attualmente viene tenuto da devoti dell’ISKCON in varie parti del mondo, offre un’opportunità di vacanza e permette di sviluppare una pratica spirituale in una meravigliosa sistemazione isolata, in montagna o in prossimità dell’oceano, o in un sacro luogo dell’India.
Ri-considerare Me Stessa

Per coloro che come me hanno cantato per anni ma con molte cattive abitudini, il Ritiro di Japa è stato un modo per ri-considerare me stessa e per gustare fino in fondo il nettare dei santi nomi. Mi sono ritrovata a dire: “Oh, ora ricordo perché sono diventata Hare Krsna!” Il Ritiro di Japa che ho frequentato nelle Blue Ridge Mountains della Georgia mi è stato proposto dall’agenzia Bhagavat Life, un’organizzazione di servizi fondata da Purusa Sukta Dasa e Divyambara Devi Dasi. Il loro desiderio di organizzare questi ritiri (quello descritto è il quinto tenuto negli U.S.A.) è stato ispirato da Sua Santità Sacinandana Swami. Avendo avuto molte intuizioni sul canto, Sacinandana Swami ha proposto questi ritiri di canto al fine di rinvigorire i devoti che avrebbero desiderio di tornare al “nostro vero impegno”.
Sacinandana Swami ha detto: “Il nostro problema è che non desideriamo impegnarci veramente nel significato intimo di un buon canto del japa, ma se non si fa questo sforzo, se non siamo convinti che il japa sia essenziale per il nostro servizio a Krsna, gli altri servizi falliranno. Mentre nelle prossime settimane ripenserete a questo ritiro, capirete che avete avuto un aiuto molto più grande di quello che vi aspettavate per ottenere un canto efficace!”


Strumenti per Cantare Meglio

Al Ritiro uno dei nostri insegnanti era Mahatma Dasa, che ricordo come istruttore molto qualificato di nuovi devoti a San Diego. Ci chiese di classificare il nostro canto sul japa su una scala da uno a dieci, dal più scadente al più perfetto. La maggior parte di noi si classificò tra quattro e cinque, livelli che secondo lui comportano un’attenzione sufficiente per galleggiare nel nettare dei santi nomi. Il nostro canto era appena sufficiente per restare devoti del Signore. Se essere a livello cinque ci poteva dare così tanto, come sarebbe stato salire a livello sei o perfino a otto? Eravamo pronti per la liberazione da tutte le ansietà materiali e per il puro servizio devozionale che nasce dal dolce e intenso canto del japa?
Mahatma ci parlò di una serie di strumenti per una migliore relazione con i santi nomi, compreso uno spazio sacro e lo sviluppo per iscritto di temi d’introspezione.


Lo Spazio Sacro

Prima di tutto ci insegnò che per avere successo nel canto una persona ha bisogno di uno “spazio sacro”. Dove vi mettete quando cominciate a cantare? Dovremmo essere dove possiamo dare il benvenuto al maha-mantra come faremmo con un ospite molto importante dedicandogli tutta l’attenzione e il rispetto possibili.
Alcuni luoghi ci aiutano ad ascoltare i nomi di Krsna e altri no. Per esempio, un tempio, una stanza adibita a tempio nella propria casa o un tranquillo giardino possono evitarci le distrazioni. Non così probabilmente la stanza della televisione.
Uno spazio sacro ha molto a che fare con la scelta dell’ora. È difficile cantare nel mezzo delle attività domestiche, perciò dovete programmare il vostro japa in un momento in cui le distrazioni sono minime. Le Scritture consigliano le prime ore del mattino, prima del sorgere del sole come un momento particolarmente tranquillo. Se potete cantare con persone della vostra stessa mentalità, anche questo vi sarà di grande aiuto.
Forse più intimo è lo spazio sacro tra la propria bocca e i propri orecchi, il percorso che compie il santo nome. Più piccolo di un giardino o di una stanza, esso costituisce un tracciato diretto verso la propria anima. È in questo spazio sacro che il cuore si scioglie quando cerchiamo di ascoltare il suono con serietà ed umiltà.
Un altro strumento importante è scrivere risposte a domande molto importanti: in che modo il santo nome ha influenzato la mia vita? Quanto sono grato al santo nome? In che cosa ho bisogno di migliorare il mio rapporto con il nome?
Un Mantra alla Volta

Narayani Devi Dasi, una discepola di Prabhupada che per molti anni ha prestato servizio nei suoi templi in India, ci ha reso partecipi di alcune sue intuizioni utili per il canto del santo nome. Il suo slogan è “un mantra alla volta”. Dopo aver provato più volte con sincerità ad ascoltare un mantra alla volta, arrivai a chiedermi come era possibile che io cantassi interi giri di 108 mantra senza ascoltarne nemmeno uno. Forse permetto alla mia mente di sabotare regolarmente la mia pratica? Essa ci spingeva a cercare di ascoltare con attenzione un solo mantra alla volta rimanendo concentrati. Cantavamo insieme all’unisono. Come un bambino che impara a leggere, mi sentii ricompensata da questo sforzo.
Narayani ci guidò in una meravigliosa analisi della preghiera Siksastaka di Sri Caitanya Mahaprabhu. Ciascuno degli otto versi rappresenta una qualità essenziale di chi pratica il canto: la gratitudine, il lamento, l’umiltà, il gusto, sentirsi dipendenti, desiderare la perfezione nella devozione, sentire la separazione e arrendersi completamente. Ci venne chiesto di pensare ad esempi tratti dalle Scritture di grandi devoti che hanno rivelato queste diverse qualità.
Narayani ci allenò con un esercizio in cui ci chiedeva di fissare la visione della nostra Divinità preferita o dell’immagine di Krsna e di cantare insieme un giro dedicato ad essa.
Cantavamo i Suoi nomi per Lui con il massimo di attenzione possibile. Questa meditazione era gioiosa perché il suo punto focale era offrire il suono dei nomi per il piacere del santo nome – il supremamente meraviglioso Signore dei nostri cuori.


Hatha Yoga

Alcuni devoti esperti di hatha yoga ci spiegarono in che modo la fisiologia incida sulla psicologia. I nostri movimenti e la nostra condotta durante il giorno ci portano a disperdere energia, noi però possiamo incanalare questa energia in un canto molto attento del japa. Per fare questo bisogna che prima del canto la mente sia resa attenta e consapevole. Prima del canto praticavamo alcuni esercizi e tecniche respiratorie. Questi esercizi mettevano in evidenza l’importanza di sedere con la spina eretta e la testa e il collo in una posizione adatta per cantare.
Una respirazione impropria mentre si canta il japa ci fa perdere il ritmo e provoca lo sbadiglio o la mancanza di fiato. Praticare le tecniche respiratorie del pranayama può esserci d’aiuto.

Siete Pronti per lo Shock della Vostra Vita?

Yajna Purusa Dasa, uno degli istruttori, ci disse che ogni lunedì cantava sessantaquattro giri dei santi nomi di Krsna sul japa per trovare aiuto nell’affrontare gli impegni di presidente del tempio. Una pratica del ritiro era che anche noi cantassimo sessantaquattro giri, perciò ascoltammo quello che aveva da dirci, sapendo che il nostro successo dipendeva da quello. Egli ci descrisse come la mente sia sempre impegnata in due attività: accettare e rifiutare.
“Questo accettare e rifiutare procede senza sosta per placare l’ego. Per far arrendere il falso ego ai piedi di loto del Signore, dobbiamo dare alla nostra mente sciocca e mascalzona una semplice istruzione: “Cerca almeno di ascoltare un mantra.” E se riuscite ad ascoltare un mantra siatene soddisfatti e non dimenticate che siete un po’ più vicini ad incontrare Krsna, Dio, la Persona Suprema.
“Siete pronti ad incontrare Krsna? Siete preparati al più grande shock della vostra vita? Come sarà dolce e bello! Se riuscite ad ascoltare veramente anche un solo mantra, sarà così piacevole che sarete impazienti di ascoltare e cantare quello successivo!

“Se date alla vostra mente invidiosa un’opportunità di ascoltare i nomi di Krsna, essa dirà: “Ehi, che cos’era questo?”
Alla fine arriveremo ad un punto in cui il santo nome ci abbraccerà. Krsna ci afferrerà e ci porterà via. Se si capisce questo, dovremo ammettere che il japa può essere l’aspetto più trascurato della nostra pratica spirituale.”


Mauna-vrata e Sessantaquattro Giri al Giorno

Al terzo giorno del ritiro avevamo ascoltato i nostri insegnanti e lavorato bene tra di noi condividendo pensieri e difficoltà per mezzo di vari esercizi. Avevamo gustato lo scorrere di molti santi fiumi di dolci bhajana di Bada Haridasa e della Japa Retreat Band. Avevamo visto una serie di diapositive intitolata “Una festa di Krsna per gli occhi” di Dravida Dasa, che comprendeva la recitazione di preghiere molto dolci tratte dalle Scritture, che egli aveva tradotto in forma poetica. Eravamo felici di aver conosciuto molti nuovi amici devoti e di aver mangiato a sazietà l’ottimo krsna-prasadam cucinato con amore da Apurva Dasa e da sua moglie Kamalini. Era molto bello stare insieme come una squadra di persone fiduciose d’imparare a cantare. Non potevamo essere più pronti di così per la fase successiva.
Tutti e venticinque insieme facemmo un voto di silenzio completo (mauna-vrata) e cominciammo a cantare: Hare Krsna, Hare Krsna, Krsna Krsna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama Hare Hare. Sedemmo in cerchio intorno ad una splendida pianta di Tulasi contenuta in un porta vaso d’oro. Cantammo lentamente all’unisono i primi giri, sillaba dopo sillaba, un santo nome dopo l’altro, un mantra dopo l’altro. Non volevamo sbagliare niente.
Molte volte non riuscivo ad ascoltare. Mi veniva voglia di piangere. Perché così tanto pathos, se il nome è così sublime? Perché sbagliare dopo tutte quelle ottime istruzioni?
Sì, alla mente piace il dramma e la ripetizione apparentemente senza fine delle sedici parole non le appare drammatica. Tuttavia dobbiamo respingere con forza le distrazioni che le vecchie, sciocche menti invidiose si compiacciono di offrirci e continuare a riportare la nostra attenzione alla vibrazione sonora con molta umiltà, invocando con sottomissione il nome.
Srila Prabhupada scrive: “Il santo nome del Signore ha una potenza molto grande, ma è importante anche la qualità di come viene pronunciato. Dipende dalla qualità del sentimento. Un uomo privo d’aiuto può pronunciare il santo nome del Signore con molta sincerità, mentre colui che lo fa con un senso di grande soddisfazione materiale ne è incapace.” (Srimad Bhagavatam 1.8.26, Spiegazione)
Ho dovuto lottare contro la mia mente usando tutta la potenzialità di quello che avevo imparato al ritiro, anche se questo mi ha fatto piangere. Tuttavia, finalmente arrivai a qualcosa che avevo da tempo dimenticato: il nome di Krsna mi è molto, molto caro. Quando verso mezzogiorno completai trentadue giri, mi sentii così collegata e felice che non volli distrarmi per il pranzo. Mi resi conto che per molto tempo non avevo cantato bene, ma ora ero affascinata dal santo nome.


Riflessioni

Il giorno successivo a quello del canto dei sessantaquattro giri fu dedicato a scoprire quello che avevamo imparato da quella esperienza. I devoti si alternarono a descrivere “gli alti e i bassi” della loro speciale esperienza di un intero giorno con il santo nome.
Una giovane Vaisnavi di nome Anapayini disse: “Quando cantando ho avvertito la presenza di Krsna mi sono resa conto che Egli c’è sempre. Krsna non mi lascia mai, sono io che lascio Lui.”
“Per me,” disse Mahamaya Dasi, discepola di Prabhupada, “il risultato di questa grande concentrazione sul santo nome è che finalmente dopo trentasei anni di canto meccanico del japa ho trovato il desiderio e la capacità di concentrarmi sull’ascolto del canto del japa. Quanto è differente cantare con grande attenzione sul japa! Questo era esattamente ciò di cui avevo bisogno per un salto di qualità nel mio canto e nel mio ascolto.”


La Cerimonia del Sankalpa

Un altro strumento efficace che ci è stato dato è di creare una “forte disposizione intima” per il nostro canto. Senza una forte disposizione nei nostri cuori il japa-yoga è meno probabile che possa verificarsi. Come ultima cerimonia del ritiro scrivemmo il nostro forte intimo proponimento a Sri Sri Gaura-Nitai. Fu una lettera facile da scrivere perché era basata su tutte le annotazioni, gli esercizi e le realizzazioni di quei quattro giorni. Abbiamo avuto molto da cui trarre ispirazione.

Karuna Dharini Devi Dasi, discepola di Sua Grazia Virabahu Dasa, serve le Divinità a New Dwaraka (ISKCON Los Angeles), dove si unì all’ISKCON nel 1979. Vi abita con suo marito e sua figlia.


Riflessioni sui Ritiri di Japa
Bada Haridasa: Questi ritiri, in cui si creano un’atmosfera e un’unione che educano al canto senza offese del santo nome, sono di fondamentale importanza per la nostra Associazione.

Manu Dasa: Il mio unico rimpianto è che ho impiegato molto tempo per trovare il coraggio di partecipare a questo ritiro. Sono arrivato a provare il gusto per il canto del santo nome ed ho trovato la compagnia di ricercatori uguali a me, che collettivamente mi hanno benedetto con il gusto di aspirare a desiderare intensamente il nettare di assorbirsi nel canto senza offese ed incondizionato del santo nome. Ringrazio i premurosi organizzatori e presentatori del ritiro, che hanno dissodato il terreno del mio cuore corrotto dandomi la speranza che un giorno il seme della devozione vi spunterà.

Sanjeev Aneja: Questo Ritiro di Japa è stato unico nel suo genere. Ho partecipato a moltissimi seminari che mi sono anche piaciuti, ma questo è stato speciale. Negli altri si parlava di vantaggi materiali e questo invece trattava della nostra connessione con Sri Krsna. Quindi era adatto ad un devoto sincero il cui scopo primario è Krsna, mentre tutto il resto viene dopo.
Anche l’ambientazione era fantastica. Un ritiro come questo non aveva lo scopo di avere a disposizione comodità come la TV o il telefono. La vita va avanti e nessuno di questi perditempo è necessario al nostro progresso. Il mio progetto è di impegnarmi in questa pratica un giorno al mese, se non uno alla settimana per il resto della mia vita. Il silenzio è la chiave del successo.
Grazie per aver reso possibile questa meravigliosa esperienza ad un costo così basso. A chiunque stia chiedendosi se partecipare o no, io dico “Sì, vai!”


La Scienza Per Conoscere Dio
La ricerca di Dio con il metodo della coscienza di Krsna può veramente essere definita scientifica?
di Navin Jani

DIO: L’EVIDENZA; La Delusione di Dio; Dio: l’Ipotesi Fallita; Il Linguaggio di Dio: Uno Scienziato Presenta Prove a favore della Fede. Sembra che scrivere su Dio sia molto di moda tra gli scienziati, sia teisti che atei. Molti di questi autori sono anche stati invitati a parlare in affollate aule universitarie e hanno provocato un grande scalpore. Ma è questo il modo migliore per avvicinarsi al problema dell’esistenza di Dio? La scienza convenzionale, soprattutto nelle sue componenti “più rigorose”, come la fisica e la biologia, non sembra offrire gli strumenti e le tecniche adatte con cui arrivare ad una risposta definitiva. Dall’altra parte molti approcci di tipo religioso sembrano impedire un’applicazione rigorosa della ragione e l’opportunità di esperienze personali. Tra queste due alternative insoddisfacenti, la letteratura vedica dell’antica India offre quella che potrebbe essere una terza opzione più promettente. Per convincerci che le cose stanno così, dovremo prima riflettere sul perché la scienza convenzionale non riesca a portare a compimento questa impresa e poi cercare di comprendere in che modo la scienza spirituale contenuta nella letteratura vedica possa aver successo senza compromettere quello che le persone moderne apprezzano della scienza.
Due sono le teorie fondamentali che impediscono alla scienza convenzionale di esser un modo per conoscere Dio. La prima è la teoria del naturalismo, cioè l’affermazione che tutti i fenomeni materiali hanno cause naturali. (“Naturale” in questo contesto significa osservabile a livello empirico, cioè percepibile con i cinque sensi.) Questa è un’affermazione fondamentale per la ricerca scientifica e in effetti la sua accettazione elimina ogni realtà al di là della portata dei sensi.
Detto questo, ci sono interpretazioni in qualche modo più morbide di questa teoria. Alcuni scienziati distinguono il naturalismo metafisico dal naturalismo metodologico. Il naturalismo metafisico è il punto di vista, citato sopra, per cui dietro ogni cosa nel mondo c’è una causa empirica. Secondo questo punto di vista, il sole sorge a causa della rotazione della terra e non certamente perché è tirato da un’entità invisibile che guida un carro dorato.
Il naturalismo metodologico, invece, fa riferimento soltanto al metodo con cui studiamo il mondo sulla base di osservazioni empiriche (cose che possiamo toccare, vedere, sentire e via dicendo) senza necessariamente escludere spiegazioni soprannaturali di queste osservazioni. Secondo questo punto di vista, potrebbe anche essere un carro a trascinare il sole, ma l’unico modo accettabile per provare questa affermazione sarebbe usare telescopi e strumenti simili. Quindi i fenomeni soprannaturali possono anche esistere, ma non disponiamo di mezzi soprannaturali per verificarli. Sebbene questa prospettiva sia più accomodante, vedremo in seguito che è tuttora troppo restrittiva per chi voglia investigare seriamente sull’esistenza di Dio.
Il secondo ostacolo è la teoria della falsificazione. Questa teoria, resa popolare dal filosofo della scienza Karl Popper, stabilisce che affinché un’affermazione sia considerata scientifica, si deve poter provare che è falsa. In altre parole, se lo scienziato A fa un’affermazione ma non c’è alcun modo per lo scienziato B di dimostrare che è sbagliata, allora l’affermazione è da considerarsi non scientifica. Non potendo essere verificata, non può essere presa in considerazione. Un’interessante conseguenza dell’accettazione di questo criterio a livello scientifico, ed un’altra che tratteremo più compiutamente in seguito, è che in questo modo diventa impossibile verificare qualsiasi cosa. C’è solo la possibilità di invalidare.
Tuttavia, così si muove la scienza secondo la teoria della falsificazione. La scienza accetta una teoria se essa può essere usata per spiegare e predire in modo affidabile i fenomeni naturali e se nessun dato la contraddice. Se ad un certo punto viene rifiutata, allora si accetta un’altra teoria e così il ciclo continua. Mentre questa mutevole conoscenza, generata da questo tipo di approccio, può essere accettabile per altri scopi, non è una base appropriata per la comprensione di Dio.

Un Doppio Limite
OMPRENSIONE
Perché queste due teorie gemelle della scienza convenzionale, il naturalismo e la falsificazione, diventano così problematiche quando vengono applicate allo studio del divino? Perché sono paraocchi ingiustificati. Facciamo un’ipotesi per scoprirne il perché. Supponiamo che alcuni teisti appassionati e intelligenti, impareggiabili nel loro modo di eseguire la ricerca scientifica convenzionale e perfetti nella loro dedizione a un essere divino onnipotente, abbiano improvvisamente preso il controllo di tutte le università e degli istituti di ricerca più importanti.
Fra alcune decine di anni, qual è il punto più lontano a cui queste persone geniali timorate di Dio ci porteranno? Sicuramente screditeranno tutte le teorie scientifiche fin qui proposte che non contengano un rigoroso concetto di Dio. Potrebbero anche proporre dei loro modelli sofisticati centrati su Dio e perfettamente concordanti con i dati empirici fin qui osservati. La domanda da un milione di dollari però è questa: sarebbero riusciti a provare l’esistenza di Dio?
La risposta è no. Certamente avrebbero ridotto l’ateismo ad una posizione irragionevole che nessuna persona intelligente potrebbe sperare di giustificare. Inoltre avrebbero elaborato una visione totale del mondo completamente dipendente da Dio. Non avrebbero provato però l’esistenza di Dio. Il naturalismo avrebbe impedito loro di presentare dati e prove che trascendono i cinque sensi e il concetto di falsificazione di stabilire qualsiasi tipo di verità definitiva. Legati da queste manette ideologiche della scienza convenzionale, che la limitano a negare teorie usando dati naturali, non sarebbero mai stati capaci di produrre una prova sicura di un’entità soprannaturale.
Allora dove ci lasciano questi razionalisti che fanno ricerche spirituali? Se perfino in questa situazione ideale la scienza convenzionale non è in grado di darci la soddisfazione di sapere che Dio esiste, restiamo solo con quella cieca fede in ciò che le autorità c’insegnano? Non c’è modo di usare metodi razionali di osservazione e di sperimentazione per comprendere il Supremo? Se così è, le Scritture vediche dell’antica India perlomeno ci danno un’alternativa.


Le Radici nell’illuminismo

Per apprezzare il valore di quello che la letteratura vedica offre, dobbiamo prima comprendere che il mondo scientifico tiene molto ai principi del naturalismo e della falsificazione, perché essi aiutano a distinguere la scienza dalla falsa scienza. I ricercatori di oggi sono discendenti intellettuali dell’Illuminismo, un movimento del pensiero europeo del diciottesimo secolo che sposta il punto di vista dell’umanità dal cielo alla Terra e i cui proponenti ritengono che la ragione e il progresso siano più importanti del dogma e della tradizione. In questo senso, i membri della comunità scientifica cercano costantemente di definire la scienza come un modo di esplorare il mondo per mezzo della ragione e dell’intelletto, un modo che è aperto agli sforzi e alle iniziative individuali. Sono altresì sono molti attenti a respingere nel dominio della falsa scienza tutti i tentativi che essi interpretano come dipendenti da emozioni soggettive o da una ricezione passiva, che per loro comprendono di solito le religioni di ogni tipo. Entrambi i principi del naturalismo e della falsificazione facilitano questa separazione ed è per questo che i ricercatori principali sono arrivati ad accettarli come dottrine scientifiche.
Ammettendo che la motivazione alla base di questa accettazione sia la buona fede – distinguere la ricerca seria dalle asserzioni fantasiose – una domanda decisiva è se queste teorie sono gli unici mezzi per ottenere questo scopo. No, lo sono se ci rivolgiamo alla saggezza vedica. Evitando le insidie presenti nel naturalismo e nella falsificazione, la letteratura vedica fornisce un metodo di conoscenza che è sempre rigoroso, sistematico e verificabile. In verità, il metodo vedico tradizionale per conoscere Dio (presentato nelle Scritture come la Bhagavad-gita e lo Srimad-Bhagavatam) costituisce un valido modello scientifico, anche se si tratta di una scienza necessariamente legata allo studio dello spirito.

I Metodi delle Scienze “Soft”

Il primo passo (assai comune) è la realizzazione che Dio è una persona con cui bisogna interagire e non un substrato inerte dell’universo che possiamo trovare e osservare al microscopio. Perciò se guardiamo alla scienza come ad un modello, dobbiamo occuparci delle scienze sociali anziché di quelle naturali.
Certamente molti scienziati “hard” non prendono neanche in considerazione che discipline come la psicologia, la sociologia, le scienze economiche possano essere davvero considerate scienze. Questo però non ha impedito a moltissime persone intelligenti di provare ad applicare il metodo scientifico allo studio degli esseri umani e delle loro società. Questi cultori delle scienze sociali sono obbligati a tener conto delle qualità dei loro soggetti di studio, come l’autoconsapevolezza e l’autodeterminazione, che le scienze naturali che indagano sulla materia inerte o sulle specie subumane, in generale si prendono la libertà d’ignorare. Poiché anche lo studio degli umani visti come agenti coscienti fa parte della scienze sociali, perché dovremmo usare i metodi delle scienze naturali per studiare Dio? Se non altro Egli è sovrumano.
Allora come possiamo definire la scienza spirituale sociale nella letteratura vedica? Possiamo definire la scienza convenzionale sociale o altro, come “l’osservazione oggettiva del dominio naturale per mezzo dei sensi e delle loro estensioni”. Visto però che nella letteratura vedica Dio è conosciuto come Adhoksaja (“al di là della portata dei sensi”) e Acintya (“inconcepibile”), la necessità di adattare questa definizione allo studio della trascendenza diventa ovvia. Una definizione di scienza spirituale che tenga conto della natura trascendentale di Dio potrebbe costituire “l’esperienza soggettiva della trascendenza per mezzo della coscienza secondo le indicazioni delle Scritture rivelate”.
Questa nuova definizione non è più scientifica? Può sembrare che Srila Prabhupada non la pensasse così. Egli indicava la pratica della vita spirituale come la scienza della realizzazione del sé. Riguardiamo gli elementi che compongono questa “scienza dell’autorealizzazione” per vedere se questa prospettiva è giustificata.
Per cominciare, la nostra definizione di scienza coinvolge il soggettivo piuttosto che l’oggettivo. La scienza moderna, però, (attraverso il Principio d’Incertezza di Heisenberg e la Meccanica quantistica) ha portato l’osservatore alle equazioni della fisica impedendogli di restare tranquillamente ai bordi del problema. Così, la presenza e le percezioni della persona che esegue le misurazioni colora ogni operazione di misura e non esiste più nessuna cosa la cui conoscenza sia indipendente da colui che conosce. È vero, queste verità operano sulla scala infinitesimale quantistica, ma il punto è che la scienza convenzionale ha sostanzialmente dimostrato che l’oggettività è illusoria, perciò possiamo essere difficilmente criticati quando parliamo di scienza basata sull’esperienza soggettiva. La componente successiva della nostra definizione di scienza spirituale riguarda l’uso della coscienza anziché dei sensi fisici come nostro strumento primario di ricerca. Questo ovviamente contrasta con la teoria del naturalismo metodologico, che limita le misure agli strumenti visti come estensioni dei sensi. Ma la nostra definizione ha un ulteriore significato scientifico?


Isomorfismo

Considerate il principio di isomorfismo, che afferma che lo strumento usato per misurare un certo fenomeno dovrebbe essere specificatamente adatto a quel fenomeno. Nella nostra ricerca di Dio dipendere esclusivamente dai cinque sensi (e dalle loro estensioni meccaniche) contrasta con questo principio, perché essi possono solo percepire la materia, mentre il nostro soggetto è spirituale. Tenendo presente questa limitazione, l’unica cosa ragionevole è sostituirli con uno strumento di misura più adatto. Aderire in modo dogmatico soltanto a quegli strumenti che ci appaiono comodi e familiari – nonostante le loro ovvie limitazioni – è proprio di un ricercatore irrazionale, non di un buon scienziato. A questo proposito alcune decine di anni fa il famoso chimico John Platt, nella rivista Science, ha scritto:

Guardatevi dall’uomo che usa un solo metodo, un solo strumento sia sperimentale che teorico. Egli è portato a farsi orientare dal metodo anziché dal problema. L’uomo che si fa orientare dal metodo è un uomo bloccato; l’uomo che si fa orientare dal problema è perlomeno diretto verso ciò che è più importante.

Se vogliamo avere successo nella ricerca dell’esistenza di Dio, come bravi scienziati dobbiamo usare qualsiasi metodo, purché sia il più adatto al problema che abbiamo. La letteratura vedica ci insegna che per comprendere lo spirito supremo, la coscienza suprema, il supremo sé, l’unico strumento adatto è il nostro spirito, la nostra coscienza, il nostro sé. In realtà, è solo la nostra posizione ontologica di parti della Sua Divinità che ci può collegare con Dio.

Usare la Coscienza per la Ricerca di Dio

Dopo aver opportunamente scelto la coscienza come nostro strumento, come dovremmo usarla? Questo è il punto in cui la guida delle Scritture rivelate si mostra decisiva. Essenzialmente seguire le Scritture significa studiare Dio con le Sue caratteristiche, perché Egli è la sorgente originale della scrittura sacra.
Adattarsi alle necessità e alle richieste di un soggetto non è estraneo alla ricerca convenzionale della scienza sociale. Il consenso e l’approccio sono di fondamentale importanza, perché non si possono manipolare gli esseri umani contro la loro volontà come se fossero semplici contenitori di elementi chimici o scimpanzè da laboratorio. Se queste considerazioni sono decisive nello studio delle persone comuni, non ci dovremmo meravigliare di scoprire che esse sono importanti nella ricerca di Dio. Se vogliamo aver successo, abbiamo bisogno che Egli sia d’accordo con la nostra ricerca e ci consenta di arrivare a Lui. Potremmo trovare sgradevole questa posizione subordinata, ma dobbiamo renderci conto che stiamo cercando d’incontrare la persona più attiva, più ricca, più potente e più famosa che esista.
I ricercatori della scienza sociale parlano spesso di persone la cui posizione è cruciale, per aiutarli a stabilire importanti contatti. Come ci risulta, Dio ha i Suoi funzionari e noi dobbiamo operare per mezzo di loro per essere ammessi a Dio, proprio come dovremmo operare attraverso una gerarchia corporativa per ottenere un incontro con un dirigente di altissimo livello.
Fortunatamente per noi Dio nella Bhagavad-gita ha dettagliatamente presentato le procedure con cui possiamo ottenere l’accesso a Lui. Tra queste la più rilevante è la necessità di accettare un guru. Si tratta di una scelta non scientifica? Niente affatto. Come lo studente che vuole conseguire un dottorato, apprende il metodo della ricerca da un istruttore qualificato, così anche l’aspirante spirituale deve ricevere istruzioni da un esperto. I ricercatori esperti sia a livello spirituale che materiale possono trasmettere i punti più avanzati della tecnica e della pratica.
L’approccio vedico per conoscere Dio contrasta così la dottrina del naturalismo per la sua fiducia nei metodi sovrannaturali e tuttavia è sorprendentemente coincidente con lo spirito della scienza ed anche con molti dei suoi principi essenziali. Si tratta di una scienza più evoluta, in cui è concesso accedere ad una dimensione della realtà completamente diversa, sia sul piano della sistematicità sia su quello della ripetibilità.
Che dire dell’altro ostacolo alla conoscenza convenzionale scientifica di Dio, la teoria della falsificazione? Come affronta questo limite la scienza della letteratura vedica?


Due Prospettive per la Conoscenza

Ancora una volta, prima di cominciare a rispondere a queste domande è necessario una premessa generale. La scienza convenzionale e quella vedica hanno punti di vista drammaticamente divergenti sulla conoscenza. La prima sostiene che gli esseri umani non possono conoscere niente in modo positivo o indipendente. Anzi, sulla base dei dati empirici che raccogliamo osservando e interagendo con il mondo fisico, noi ridefiniamo costantemente quello che consideriamo verità. La
nostra conoscenza di base e perciò relativa è sempre mutevole. In definitiva, questa situazione significa che in verità non conosciamo niente. Io posso dire che so che il sole sorgerà domani o che c’è un Paese chiamato Cina agli antipodi degli U.S.A., ma questa mia cosiddetta conoscenza è basata solo sulla mia esperienza. Se domani il sole non dovesse sorgere o se io volassi in Cina solo per scoprire che non esiste, semplicemente ridefinirei quello che considero verità. La conoscenza relativa di oggi può diventare la mitologia di domani. Alla luce di questa definizione di conoscenza, la teoria della falsificazione trova un significato. In realtà non possiamo conoscere ciò che è vero, perciò dobbiamo impiegare il nostro tempo soltanto mostrando quello che sicuramente è non vero e prendere quello che rimane come abbastanza buono per il momento.
Le Scritture vediche presentano una visione diversa della conoscenza affermando che noi possiamo conoscere le cose con certezza, nella loro essenzialità e in modo indipendente. La conoscenza assoluta non è soggetta alle fluttuazioni del nostro mondo sempre mutevole. Non ci deve sorprendere che questo principio si applichi nel modo più efficace e glorioso all’unica domanda a cui più di ogni altra vorremmo una risposta: esiste Dio? Sembra molto bello, possiamo dire, ma questa è davvero una conoscenza scientifica assoluta? Sembra proprio di sì. Sebbene presentata nelle scritture rivelate, non la si deve accettare ciecamente, basandosi esclusivamente sulla parola o sull’esperienza di qualcun altro. Secondo lo spirito della ricerca scientifica può essere verificata con lo sforzo individuale.


Più Scientifico della Scienza

In effetti si potrebbe sostenere che questo metodo è addirittura più scientifico della scienza convenzionale. Dopotutto, perché molte persone preferiscono la scienza alla religione come mezzo per acquisire la conoscenza? Ritengo che questo accada perché se devono basarsi su dati provenienti da qualche fonte esterna a una qualsiasi figura autorevole, preferiscono i loro sensi (che sono una sorgente esterna in quanto io sono differente dai miei occhi, che possono ingannarmi e lo fanno). Perlomeno in questo caso esse sono coinvolte nel metodo e non sono soltanto dei ricevitori passivi. La letteratura vedica però afferma con forza che non ci si deve basare su nessuna fonte esterna – potete conoscere con i vostri mezzi. La conoscenza non deve restare dipendente dall’esterno, né da una figura autorevole, né dai nostri sensi, ma può diventare qualcosa di veramente interiore. Che cosa può essere più soddisfacente di questo per le persone che desiderano vedere con i propri mezzi?
In questo modo il metodo vedico ci permette di superare i limiti della falsificazione e di conquistare una vera conoscenza positiva, ma in un modo armonico con gli ideali scientifici quali l’osservazione e la verifica condotte in modo indipendente.
Naturalmente si comincia con l’accettare l’indicazione delle Scritture per quanto riguarda la fede, ma di nuovo, questo è davvero così contrario alla scienza? Ogni tipo di ricerca convenzionale comincia con un’ipotesi, che è la formulazione di quello che il ricercatore si aspetta di trovare. Questa idea può derivare dalla teoria, dall’osservazione, da precedenti ricerche, dall’esperienza di vita, dall’intuizione – proprio da tutto. Per quanto rigorosi siano i metodi usati per analizzare le ipotesi, la loro origine è irrilevante. Allora perché non partire dalle Scritture?

In realtà, anche prima di iniziare la nostra ricerca, le Scritture giocano un ruolo importante. Per non avere problemi immaginando quello che si prova ad avere questa conoscenza positiva, le Scritture vediche usano delle analogie per ispirarci. Sri Krsna, all’inizio del capitolo più confidenziale della Bhagavad-gita (Capitolo 9), afferma che la conoscenza che Egli Si accinge a descrivere dà “diretta esperienza” (pratyaksa). Sebbene l’argomento in discussione sia chiaramente spirituale, la parola sanscrita usata è la stessa di che viene utilizzata per descrivere la sensazione fisica. E se questo non ci dà un’idea sufficiente, lo Srimad-Bhagavatam (11.2.42) c’insegna:


La devozione, l’esperienza diretta del Signore Supremo e il distacco da ogni altra cosa sono i tre fattori che si presentano simultaneamente in chi ha preso rifugio in Dio, la Persona Suprema, proprio come il piacere, il nutrimento e il sollievo dalla fame si presentano simultaneamente e in modo sempre crescente ad ogni boccone, nella persona che sta mangiando.

Seguendo fedelmente le procedure che Dio ha dato nella letteratura vedica possiamo aspettarci di ottenere un’esperienza di Lui così concreta quanto quella di un pasto. E non si ferma all’interno. Sia la Gita (6.30) che il Bhagavatam (11.2.45) c’insegnano che ad un certo livello d’avanzamento potremo vedere Dio in tutto e in tutti.
A questo punto dovrebbe essere chiaro che quello che la letteratura vedica offre è un modo veramente scientifico per conoscere Dio. Anziché invocare un semplice sentimentalismo o una fede cieca, si propone un metodo di coerenza che unisce sia la ragione sia lo sforzo personale e che infine sollecita le anime volenterose a compiere la loro ricerca personale. Allora, per quelli di noi che vogliono veramente fare ricerche sull’esistenza di Dio, l’indicazione è chiara: procedendo sui due binari del naturalismo e della falsificazione la locomotiva della scienza convenzionale può portarci ad una certa distanza nella giusta direzione, ma prima o poi dobbiamo salire a bordo della scienza vedica per raggiungere la destinazione desiderata. Allora perché aspettare fino alla fine del percorso?

Navin Jani sta studiando per ottenere una laurea alla Università della California, ad Irvine, e studia Vastu Vidya e gli aspetti spirituali del disegno. Abita ad Irvine con i suoi genitori e sua moglie, Krsna-priya Devi Dasi.



LETTERA AI LETTORI

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Bhaktivedanta Swami
Prabhupada.

Grazie in anticipo. Hare Krsna!


L’Estasi di Sri Caitanya al Rathayatra
Essendo Krsna stesso nel ruolo di un Suo devoto, Sri Caitanya Mahaprabhu poteva gustare come nessun altro, il piacere spirituale del festival del carro di Sri Jagannatha.
di Narada Rsi Dasa


Ogni volta che partecipo al Rathayatra nelle città di tutta l’America, mi ricordo con affetto di quando, ancora ragazzo, presi parte al festival del carro di Sri Jagannatha a Jagannatha Puri, in Orissa. Ricordo l’emozione che provai quando mio padre mi portò sulla Grand Road, dove si svolge il percorso tradizionale del festival del Rathayatra, per assistere allo spettacolare Pandu Vijaya Utsava, la cerimonia della processione che accompagna il Signore dal Suo trono al Suo splendido carro. Ornato da gemme, ghirlande di fiori, da un abito di seta gialla e da un’enorme corona dai colori vivaci, il Signore aveva un aspetto particolarmente radioso. In realtà, le Scritture vediche ci dicono che quando Sri Jagannatha procede dal tempio principale al tempio di Gundicha nel Suo carro risplendente adornato con un baldacchino dai colori vivaci, Egli diventa il centro d’attrazione di tutto l’universo. Ricordo intorno a me i fragorosi kirtana che mi risuonavano negli orecchi, il canto congregazionale che superava il ritmo delle percussioni. I devoti cantavano all’unisono: “Jaya Jagannatha!” (“Tutte le glorie al Signore dell’universo!”)
Anni dopo, mentre mi trovavo a Mumbai, mi recai a visitare Jagannatha Puri durante il Festival del Rathayatra. Molti devoti ISKCON provenienti da tutto il mondo si erano riuniti per cantare e danzare davanti ai carri di Jagannatha, di Suo fratello maggiore Baladeva (Balarama) e della Loro sorella Subhadra. Durante questo periodo, Puri è sommersa da pellegrini entusiasti di vedere Sri Jagannatha e di offrirGli preghiere dai bordi delle strade o anche dalla cima degli alberi e dai tetti. Srila Prabhupada ha detto che perfino i deva e le loro compagne sono così impazienti di vedere il Signore e il Suo carro variopinto che il traffico dei loro aeroplani celestiali congestiona il cielo.
Secondo lo Skanda Purana il Rathayatra di Sri Jagannatha è celebrato da migliaia di anni. Quando Sri Krsna apparve come Sri Caitanya, che è Krsna nella forma di un Suo devoto, ogni anno per diciotto anni prese parte al festival per poter gustare la felicità trascendentale di reciprocare con il Signore Supremo.
Cinquecento anni fa Sri Caitanya Mahaprabhu apparve nello Sridhama di Mayapur, nel Bengala occidentale, sulle rive del sacro fiume Gange, nella casa di Jagannatha Misra e Sacidevi. Egli discese per due ragioni, una esteriore ed una interiore. La Sua motivazione esteriore era liberare le anime dal mondo materiale ispirandole al canto congregazionale Hare Krsna. Le Scritture vediche lo raccomandano come il metodo spirituale di questa era, lo yuga-dharma.
La motivazione interiore dell’apparizione di Krsna nella forma di Sri Caitanya è gustare la profondità e la felicità contenute nell’amore di Radharani per Lui e di sperimentare, come devoto, la dolcezza e il fascino della Sua personalità. Sri Caitanya Mahaprabhu è Krsna, ma il Suo sentimento è quello di Radharani, che mostra la forma più elevata di krsna-prema, il puro amore per Dio. Egli è detto Gauranga (“dal corpo dorato”) perché, come per Radha, lo splendore del Suo corpo è quello dell’oro fuso.
Durante la parte successiva della Sua vita, Sri Caitanya visse a Puri completamente immerso nei divertimenti con i Suoi intimi compagni e la Divinità di Sri Jagannatha, che è Krsna stesso. Tutti i giorni Sri Caitanya faceva visita al tempio di Jagannatha per vedere il Suo amato Signore.

Cercando Sollievo ad Alarnatha

Due settimane prima del festival del Rathayatra Sri Jagannatha viene lavato in pubblico in una cerimonia nota come snana-yatra. Si presuppone che Egli allora prenda un raffreddore ed entri in ritiro. Il tempio resta chiuso al pubblico mentre Egli “si ristabilisce”. Per aiutarLo a riacquistare le forze per il festival del carro Gli viene offerto kichri (riso e lenticchie cucinate insieme) e una tisana di ginger e limone. La Sua “malattia” fa parte dei divertimenti del Signore Supremo per impegnare i Suoi devoti al Suo servizio.
Caitanya Mahaprabhu, sconvolto dal fatto di non poter vedere Sri Jagannatha, Si lanciava più volte contro la porta del tempio, come le onde dell’oceano s’infrangono sulla spiaggia. Egli non poteva sopportare la separazione dal Suo amato Jagannatha. Sopraffatto da un’emozione estatica, correva per circa venticinque chilometri fino a Brahmagiri per vedere una forma di Sri Jagannatha nota come Alarnatha. Alla vista della Divinità e immerso nel pensiero del Signore, Caitanya Mahaprabhu divenne così estatico che quando Si prosternò per offrire i Suoi omaggi alla Divinità, la pietra sotto di Lui si liquefece ed ancora oggi porta l’impronta del Suo corpo. L’epigrafe di Oriya sulla pietra dice sarbanga chinha: “l’impronta di tutto il corpo”.
Locana Dasa Thakura, uno dei nostri più famosi maestri spirituali, contemporaneo di Sri Caitanya, scrive: pasu pakhi jhure, pasana vidare, suni’ jara guna-gatha: il mantra Hare Krsna cantato da Sri Caitanya era così meraviglioso che gli uccelli e gli animali danzavano e le pietre si liquefacevano.
Caitanya Mahaprabhu, dopo aver trascorso alcuni giorni in visita ad Alarnatha, venne a sapere che duecento devoti provenienti dal Bengala, guidati da Sri Advaita Acarya, erano arrivati a Puri. Il Signore mandò avanti Svarupa Damodara (Suo segretario personale) e Govinda (Suo assistente) con delle ghirlande per ricevere i devoti al lago sacro di Narendra Sarovara. Vista l’intensità dell’entusiasmo dei devoti, Prataparudra, il re di Puri, rimase così impressionato che organizzò ogni cosa al meglio affinché si trovassero a loro agio. Egli voleva soddisfare Sri Caitanya servendo i Suoi devoti. [Vedi l’inserto: “Re Prataparudra e Sri Caitanya.”]
Quando Sri Caitanya arrivò, abbracciò Sri Advaita, salutò gli altri e poi li portò tutti al tempio di Jagannatha, dove fecero un kirtana e divisi in vari gruppi danzarono con entusiasmo. Mentre l’intensità del kirtana aumentava, Sri Caitanya Mahaprabhu fu sopraffatto da un’emozione trascendentale. Improvvisamente il Suo corpo mostrò
i sintomi dell’estasi spirituale. Saltava, Si rotolava per terra e la Sua voce rimbombava come il fragore del tuono. Soffrendo intensamente per la separazione da Krsna, versava torrenti di lacrime. Circondato da numerosi devoti danzava esultante seguendo vari stili davanti a Sri Jagannatha. Questo continuò per tutto il giorno per alcuni giorni, finché Sri Jagannatha entrò in ritiro.

L’Inizio del Festival

Nel giorno del Rathayatra c’è un’atmosfera di festa che affascina la mente dei devoti del Signore. Il percorso della processione lungo la Grand Road è cosparso di profumi e d’acqua santa con aroma di sandalo. Il re di Puri, come un umile servitore, spazza la strada con una scopa dal bastone dorato per osservare una tradizione che risale a migliaia di anni fa. Quando Sri Caitanya Mahaprabhu vide Prataparudra che eseguiva questo umile servizio ne fu molto soddisfatto.
All’inizio della processione, intorno al carro di Jagannatha si formarono sette gruppi di kirtana e Sri Caitanya, con il Suo potere mistico, Si espanse in sette forme. Danzò in estasi in tutti i gruppi simultaneamente e i devoti di ogni gruppo pensavano che Sri Caitanya fosse solo con loro, proprio come durante la danza rasa di Krsna ogni gopi pensava che Krsna fosse solo con lei.
Caitanya Mahaprabhu vedeva Sri Jagannatha per la prima volta dopo il Suo ritiro. Sri Jagannatha è Krsna stesso, il figlio di Nanda Maharaja, e la Sua bellezza è simile alle onde di un oceano di nettare. Alla vista di Sri Jagannatha, Sri Caitanya mostrò i sintomi dell’estasi spirituale che s’intensificarono fino a raggiungere la forza di un uragano. Saltava in alto, correva in tondo come una ruota e sul Suo corpo mostrava molti sintomi trascendentali, compresi il pianto, la sudorazione, lo stordimento e il cambiamento di colore. Quando cadde a terra rotolandoSi sembrava una montagna d’oro. Il Suo modo di danzare stupiva i devoti. Anche Jagannatha, Balarama e Subhadra erano molto felici di vederLo danzare e Lo guardavano con occhi fissi.
Ad un certo punto, Sri Caitanya ed alcuni dei Suoi intimi compagni andarono a riposare in un giardino vicino, dove Egli incontrò il re Prataparudra. Nel frattempo la processione si fermò e molti devoti, di tutte le classi sociali, offrirono preparazioni di cibo a Sri Jagannatha.

Una Dimostrazione di Forza Divina

Quando arrivò il momento in cui la processione doveva iniziare a muoversi, il carro di Sri Jagannatha, nonostante gli sforzi dei cavalli, degli elefanti, di forti lottatori e di migliaia di persone, non si spostava. Quando Sri Caitanya tornò dal giardino dette le corde usate per tirare il carro ai Suoi intimi compagni ed andò dietro a spingerlo con la testa. Il carro fece uno strano rumore e si avviò dondolando. Tutti cantarono eccitati: “Tutte le glorie! Tutte le glorie a Sri Jagannatha!”
Nel vedere la forza divina di Sri Caitanya Mahaprabhu, le persone rimasero completamente stupefatte. Il re, i suoi ministri e i suoi amici furono così commossi dall’amore estatico che i peli del loro corpo si rizzarono.

Caitanya nel Sentimento di Radha

Nel Suo Siksastaka, Sri Caitanya esprime il sentimento estatico della separazione da Krsna: “Quando i miei occhi si orneranno di un flusso incessante di lacrime d’amore recitando i Tuoi santi nomi? Quando la Mia voce si spezzerà e quando i peli del Mio corpo si rizzeranno al canto dei Tuoi santi nomi?” Durante il Rathayatra, Sri Caitanya mostrò i sintomi che Egli brama in questa preghiera. La Sua danza era una chiara dimostrazione del sentimento estatico di Srimati Radharani quando vede il Suo amato Krsna (Jagannatha). [Vedi l’inserto: “Il significato profondo del Rathayatra.”]
Nel sentimento del più elevato amore estatico di Radharani, Sri Caitanya Mahaprabhu Si rivolgeva a Sri Jagannatha nello stesso modo in cui Radha aveva parlato a Krsna a Kurukshetra: “Tu sei lo stesso Krsna ed Io sono la stessa Radharani. C’incontriamo nuovamente come c’incontrammo all’inizio della Nostra vita. Sebbene ambedue siamo gli stessi, la Mia mente è ancora attratta da Vrndavana–dhama. Ti prego, Io desidero che con i Tuoi piedi di loto Tu appaia nuovamente a Vrndavana.”
Con il sentimento di Radharani, Sri Caitanya qualche volta andava dietro al carro per avere la prova della reciprocazione di Sri Jagannatha: “Krsna si ricorda di Me? Si preoccupa per Me? Se è così, Mi aspetterà e scoprirà dove sono.”
Ogni volta che Sri Caitanya andava dietro al carro, questo si fermava. E Sri Jagannatha aspettava, cercando di vederLa: “Dov’è Radha?”
“Quando ero lontano da Vrndavana,” confidò Sri Jagannatha a Sri Caitanya. “non Mi ero dimenticato delle gopi e soprattutto di Te, Mia cara Radharani.”
Allora sia Caitanya sia Jagannatha sperimentavano uno scambio di amore estatico. Il segreto che sta dietro al ruolo di Sri Caitanya al Rathayatra si trova proprio nell’incontro di Radha e Krsna a Kurukshetra. Solo pochi intimi compagni come Svarupa Damodara e il re Prataparudra potevano comprenderlo.
Questa reciprocazione d’amore con Sri Jagannatha fece danzare in estasi Sri Caitanya nel sentimento di Srimati Radharani. L’interazione tra i due Signori è intima e confidenziale. Questi sono i divertimenti di Radha e Krsna nella forma di Sri Caitanya e Sri Jagannatha. L’estasi di Sri Caitanya al Rathayatra è senza limiti e al di là del mondo materiale.
Jaya Jagannatha! Jaya Caitanya Mahaprabhu!

Narada Rsi Dasa è laureato in filosofia e religione e vive a New York City. Sua moglie, Mohini Radha Devi Dasi, si è laureata alla Columbia University.


Il Re Prataparudra e Sri Caitanya
Un testimone delle estasi spirituali di Sri Caitanya fu Maharaja Prataparudra, il re dell’Orissa. Nei giorni precedenti il Rathayatra, quando Caitanya Mahaprabhu danzava nel tempio di Jagannatha, il re Prataparudra dalla sua terrazza guardava la splendida esibizione del Signore.
La sera, dopo essersi ritirato nella sua camera, il re continuò ad avere la visione del corpo del Signore coperto di lacrime e di polvere. Nella sua mente s’insinuò il pensiero che Sri Caitanya fosse Dio.
Quella notte sognò che il trono di Jagannatha era vuoto e un momento dopo vide Sri Caitanya che sedeva sul trono nelle stesse condizioni – la polvere ricopriva il Suo corpo. Il re si svegliò con la certezza che Sri Caitanya non era altri che Sri Jagannatha (Krsna) e pianse per non essersene reso conto prima.

Un’udienza rifiutata
Questa realizzazione aumentò l’intenso desiderio del re Prataparudra di vedere Sri Caitanya, proprio come un uccello Chataka che assetato piange per il grande desiderio di poche gocce di acqua piovana. Il Signore però non lo voleva vedere. Sri Caitanya seguiva strettamente il voto di un sannyasi (rinunciato) di non frequentare persone materialiste e perciò si rifiutava categoricamente di dare udienza al re.
“Questi incontri sono la rovina di un sannyasi in questo mondo e nell’altro,” diceva Sri Caitanya “e fanno di Lui un oggetto di scherno. Proprio come non si può nascondere una macchia d’inchiostro su un tessuto bianco, così anche il più piccolo errore di un sannyasi verrebbe sicuramente criticato.”
Mentre Caitanya danzava durante il Rathayatra, cadde a terra proprio davanti al re Prataparudra, che Lo aiutò ad alzarsi. Sri Caitanya Si turbò per il contatto con una persona materialista e il re si spaventò.
Sarvabhauma, uno degli intimi compagni di Sri Caitanya, consolò il re, dicendogli di non preoccuparsi: “Il Signore è molto misericordioso con te, ma agisce così per insegnare agli altri.”
Il Signore voleva dare l’esempio di un appropriato comportamento da parte di un sannyasi, sebbene come Signore Supremo potesse agire in qualsiasi modo desiderasse.

Un re in abito da Vaisnava
Quando i carri si fermarono a Balagandi, poco prima del tempio di Gundicha, Sri Caitanya entrò in un giardino vicino per riposarSi. Il re Prataparudra era ancora ansioso di incontrare il Signore, per cui seguì il consiglio di Sarvabhauma e si vestì con gli abiti di un umile devoto. Si avvicinò al Signore che stava riposando e, mentre Gli massaggiava i piedi, recitava i versi dello Srimad-Bhagavatam che descrivono i più intimi divertimenti di Krsna con le gopi. Quando Sri Caitanya Mahaprabhu udì questi versi, ne fu estremamente felice e continuò ad esortare il re a proseguire la recitazione. Il Signore provava un piacere senza limiti. Poi, quando udì un verso particolare (10.31.9), improvvisamente Si alzò e abbracciò il re.
Sri Caitanya Mahaprabhu disse: “Mi hai dato delle gemme d’immenso valore, ma Io non ho niente da darti. Perciò semplicemente ti abbraccio.”
Mentre il Signore continuava a recitare quel verso, Egli e il re tremavano e lacrime sgorgavano dai loro occhi.”
Non riconoscendo il re, Sri Caitanya gli chiese: “Chi sei? Hai fatto molto per Me. Improvvisamente sei venuto qui e Mi hai fatto bere il nettare dei divertimenti di Krsna.”
Il re rispose: “Mio Signore, io sono l’ubbidiente servitore dei Tuoi servitori e desidero che Tu mi accetti come servitore dei Tuoi servitori.”
Sri Caitanya lo benedisse e gli rivelò la Sua divina opulenza. Egli offrì la Sua ghirlanda a Prataparudra e gli dette l’istruzione di rimanere sempre al servizio del Signore Supremo, Sri Krsna. Egli poi rivelò di essere venuto a Puri specificatamente per incontrare Sarvabhauma, Ramananda Raya e il re stesso, che visse il resto della sua vita in coscienza di Krsna.


Il Significato Profondo del Rathayatra

Sebbene molte persone godano del Rathayatra come di un festival ricco di colori, i Gaudiya Vaisnava, i seguaci di Sri Caitanya Mahaprabhu, gustano in modo particolare il suo significato intimo e profondo perché lo considerano come l’evento che commemora uno dei divertimenti più commoventi di Krsna.
Quando cinquemila anni fa Krsna era presente sulla Terra, durante la Sua infanzia e la Sua giovinezza visse a Vrndavana e a Mathura, e successivamente diventò re di Dwaraka. Una volta, durante un’eclissi solare, Krsna, Balarama, Subhadra e altri residenti di Dwaraka viaggiavano su carri diretti a Kurukshetra per fare il bagno in un laghetto sacro. Nanda Maharaja, Yasoda Mayi, Srimati Radharani, le gopi (pastorelle), i gopa (pastorelli) e altri residenti di Vrndavana, che in separazione da Krsna ardevano dal desiderio di incontrarLo, Gli andarono incontro a Kurukshetra.
Gli abitanti di Vrndavana erano felici di rivedere Krsna, ma a Radharani e alle gopi non piaceva la Sua posizione di re. Era circondato da cavalli, elefanti, servitori, guardie del corpo e grandi guerrieri. Srimati Radharani e le gopi ardevano dal desiderio che Krsna tornasse a Vrndavana per divertirSi con loro nelle vesti di un comune pastorello, accompagnato solo dal Suo meraviglioso flauto. Cercarono di convincerLo a tornare con loro e nel loro cuore cercavano di attrarLo verso Vrndavana.
I Gaudiya Vaisnava considerano il festival del Rathayatra come una sincera rappresentazione dei sentimenti di Krsna per Vrndavana. Il tempio di Sri Jagannatha a Puri è la replica del regno di Dwaraka, dove Krsna gode della Sua suprema opulenza ,e il tempio di Gundicha, verso cui il Signore è tirato sul Suo carro, è come Vrndavana, il regno più elevato dei Suoi dolcissimi divertimenti.


SEZIONE LIBRI : SRIMAD - BHAGAVATAM


Considerato “il frutto maturo dell’albero della letteratura Vedica,” lo Srimad-Bhagavatam è la più completa ed autorevole esposizione della conoscenza Vedica. Cinquemila anni fa Krsna Dvaipayana Vyasa compose questo purana, o storia, per spiegare l’essenza della conoscenza spirituale. Qui presentiamo lo Srimad-Bhagavatam col testo originale sanscrito, la traslitterazione, la traduzione parola per parola, la traduzione letterale e le spiegazioni di Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada,
Acarya Fondatore dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna.

NARADA MUNI METTE ALLA PROVA DHRUVA

Il saggio Narada dice al principe Dhruva che è troppo giovane per avere successo nella difficile pratica dello yoga mistico.

CANTO 4: CAPITOLO 8



aho tejah ksatriyanam
mana-bhangam amrsyatam
balo ’py ayam hrda dhatte
yat samatur asad-vacah

aho: quale meraviglia; tejah: il potere; ksatriyanam: degli ksatriya; mana-bhangam: che urta l’onore; amrsyatam: incapace di tollerare; balah: un bambino soltanto; api: sebbene; ayam: questo; hrda: a cuore; dhatte: ha preso; yat: ciò che; sa-matuh: della matrigna; asat: spiacevoli; vacah: parole.

I potenti ksatriya sono veramente meravigliosi! Non possono tollerare nemmeno una lieve offesa al loro prestigio. Guardate! Sebbene questo ragazzo sia solo un piccolo bambino, non ha potuto sopportare le parole pungenti della sua matrigna.

SPIEGAZIONE: Le caratteristiche degli ksatriya sono descritte nella Bhagavad-gita; due tra queste sono importanti, cioè il senso dell’onore e la determinazione di non fuggire dalla battaglia. Sembra che il sangue ksatriya che scorreva nelle vene di Dhruva Maharaja fosse molto attivo per natura. Se nella famiglia sono coltivati i valori della cultura brahminica, della cultura ksatriya o vaisya, i figli e i nipoti erediteranno naturalmente lo spirito di quella particolare classe. Per questa ragione, secondo il sistema vedico, il samskara, il sistema di purificazione, è rigidamente mantenuto. Infatti, se non si seguono le misure purificatorie vigenti nella famiglia, immediatamente si cade a un livello di vita inferiore.

narada uvaca
nadhunapy avamanam te
sammanam vapi putraka
laksayamah kumarasya
saktasya kridanadisu

naradah uvaca: il grande saggio Narada disse; na: non; adhuna: proprio adesso; api: sebbene; avamanam: insulto; te: a te; sammanam: che offre rispetto; va: oppure; api: certamente; putraka: mio caro bambino; laksayamah: posso vedere; kumarasya: dei bambini come te; saktasya: che sono attaccati; kridana-adisu: ai giochi e alle altre frivolezze.

Il grande saggio Narada disse a Dhruva:
Mio caro ragazzo, tu sei solo un bambino attaccato ai giochi e ad altre frivolezze. Perché sei così turbato da parole che insultano il tuo onore?

SPIEGAZIONE: Generalmente un bambino, quando viene chiamato sciocco o mascalzone, sorride e non prende molto seriamente tali insulti. Similmente, se gli sono rivolti degli elogi, non li apprezza molto. Ma nel caso di Dhruva Maharaja, il suo spirito ksatriya era così forte che egli non poté tollerare nemmeno il lieve insulto della sua matrigna che feriva il suo onore di ksatriya.

vikalpe vidyamane ’pi
na hy asantosa-hetavah
pumso moham rte bhinna
yal loke nija-karmabhih

vikalpe: l’alternarsi; vidyamane api: sebbene ci sia; na: non; hi: certamente; asantosa: insoddisfazione; hetavah: cause; pumsah: delle persone; moham rte: senza illusione; bhinnah: separati; yat loke: in questo mondo; nija-karmabhih: dalle sue stesse azioni.

Caro Dhruva, anche se pensi che il tuo senso dell’onore sia stato insultato, non hai ragione di essere insoddisfatto. Questo genere di insoddisfazione è un altro aspetto dell’energia illusoria; ogni essere vivente è controllato in base alle sue azioni precedenti, e per questa ragione esistono differenti condizioni di vita, che ci fanno godere e soffrire.

SPIEGAZIONE: Nei Veda è affermato che l’essere vivente non è mai contaminato o turbato dal contatto con la materia. L’essere individuale ottiene differenti tipi di corpi materiali a causa delle sue azioni interessate precedenti. Se una persona comprende la filosofia secondo cui l’anima spirituale non ha alcuna affinità né con la sofferenza né col piacere, allora quella persona è considerata liberata. Nella Bhagavad-gita (18.54) è confermato: brahma-bhutah prasannatma, quando una persona è veramente situata al livello trascendentale, non ha niente di cui debba lamentarsi e niente da desiderare. Narada Rsi voleva prima di tutto spiegare a Dhruva Maharaja che era solo un bambino: non doveva quindi sentirsi turbato da parole di insulto o di onore. E se egli era così evoluto da capire l’onore e l’insulto, questa comprensione avrebbe dovuto essere applicata alla sua propria vita; avrebbe dovuto capire che sia l’onore sia il disonore sono determinati dalle nostre azioni precedenti, perciò non dobbiamo sentirci tristi o felici in nessuna circostanza.


paritusyet tatas tata
tavan-matrena purusah
daivopasaditam yavad
viksyesvara-gatim budhah

paritusyet: si dovrebbe essere soddisfatti; tatah: perciò; tata: mio caro ragazzo; tavat: fino a tal punto; matrena: per le qualità; purusah: una persona; daiva: il destino; upasaditam: offerto dal; yavat: per quanto; viksya: vedendo; isvara-gatim: il metodo del Supremo; budhah: una persona intelligente.

La via del Signore Supremo è meravigliosa. L’uomo intelligente deve accettare questa via ed essere soddisfatto di ciò che il destino gli manda, favorevole o sfavorevole, per la volontà suprema del Signore.

SPIEGAZIONE: Il grande saggio Narada insegnò a Dhruva Maharaja che bisogna essere soddisfatti in ogni circostanza. Ogni persona intelligente dovrebbe sapere che a causa della concezione dell’esistenza basata sul corpo, noi siamo soggetti alla gioia e al dolore. Chi si trova in una posizione trascendentale, cioè al di là della concezione della vita basata sul corpo, è considerato intelligente. Il devoto, in particolare, accetta le disgrazie come misericordia del Signore Supremo. Quando un devoto soffre, considera la sua sofferenza come misericordia di Dio, e Gli offre ripetuti omaggi con il corpo, la mente e l’intelletto. Una persona intelligente dovrebbe dunque dipendere dalla misericordia del Signore e così essere sempre soddisfatta.

atha matropadistena
yogenavarurutsasi
yat-prasadam sa vai pumsam
duraradhyo mato mama

atha: perciò; matra: da tua madre; upadistena: istruito; yogena: con la meditazione yoga; avarurutsasi: vuoi elevarti; yat-prasadam: la cui misericordia; sah: quello; vai: certamente; pumsam: degli esseri viventi; duraradhyah: molto difficile da compiere; matah: opinione mama: mia.

Ora hai deciso di intraprendere il metodo dello yoga mistico secondo le istruzioni di tua madre, al fine di ottenere la misericordia del Signore, ma io penso che queste austerità non siano possibili per un uomo comune. È molto difficile, infatti, soddisfare Dio, la Persona Suprema.

SPIEGAZIONE: Il metodo del bhakti-yoga è simultaneamente molto difficile e molto facile. Sri Narada Muni, il maestro spirituale supremo, sta mettendo alla prova Dhruva Maharaja per vedere fino a che punto egli sia determinato a proseguire il servizio devozionale. Questo è il metodo per accettare discepoli. Il grande saggio Narada è stato inviato a Dhruva da Dio, la Persona Suprema, perché lo iniziasse, eppure Narada mette alla prova la determinazione di Dhruva, per vedere quanto egli sia deciso a intraprendere questo metodo. È un fatto, tuttavia, che per una persona sincera il servizio devozionale è molto facile, ma per una persona che non è molto determinata e sincera, esso si rivela molto difficile.

munayah padavim yasya
nihsangenoru-janmabhih
na vidur mrgayanto ’pi
tivra-yoga-samadhina

munayah: i grandi saggi; padavim: la via; yasya: dei quali; nihsangena: con il distacco; uru-janmabhih: dopo molte vite; na: mai; viduh: capiscono; mrgayantah: che cerca; api: certamente; tivra-yoga: rigide austerità; samadhina: con l’estasi.

[Narada Muni continuò:]
Anche dopo aver cercato di praticare questo metodo per molte e molte vite, senza mai restare imprigionati nella contaminazione materiale, rimanendo continuamente in samadhi ed eseguendo austerità di vario genere, molti yogi mistici non hanno potuto trovare la fine del sentiero che conduce alla realizzazione di Dio.

ato nivartatam esa
nirbandhas tava nisphalah
yatisyati bhavan kale
sreyasam samupasthite

atah: perciò; nivartatam: smetti; esah: questa; nirbandhah: determinazione; tava: tua; nisphalah: senza risultato; yatisyati: nel futuro cercherai; bhavan: tu; kale: a tempo debito; sreyasam: occasione; samupasthite: si presenta.

Per questo motivo, mio caro ragazzo, non dovresti seguire questo cammino; non avresti successo. È meglio che torni a casa. Quando sarai cresciuto, per la misericordia del Signore avrai la possibilità di compiere questi esercizi di yoga. Allora potrai consacrarti a questa disciplina.

SPIEGAZIONE: Generalmente, una persona allenata raggiunge la perfezione spirituale alla fine della sua vita; perciò, secondo il sistema vedico, la vita è divisa in quattro tappe. All’inizio si diventa brahmacari, studenti che approfondiscono la conoscenza vedica sotto la guida autorevole del maestro spirituale. Poi si diventa uomini di famiglia e si devono compiere i doveri familiari contemplati nel sistema vedico. In seguito, l’uomo sposato diventa un vanaprastha, finché, gradualmente, arrivato alla maturità, rinuncia alla vita di famiglia e anche alla vita di vanaprastha e prende il sannyasa, dedicandosi completamente al servizio devozionale.
In generale, la gente pensa che l’infanzia sia fatta per godere della vita impegnandosi nel gioco e nello sport, la giovinezza sia fatta per godere della compagnia delle ragazze, e soltanto quando si arriva alla vecchiaia, al momento della morte, si può cercare di compiere il servizio devozionale o un metodo di yoga mistico. Ma questa conclusione non è per i devoti veramente seri. Il grande saggio Narada sta istruendo Dhruva Maharaja per metterlo alla prova. In realtà, l’indicazione precisa è che in qualsiasi momento della vita si dovrebbe cominciare a compiere il servizio devozionale; ma è dovere del maestro spirituale mettere alla prova il discepolo per vedere con quanta serietà egli desidera compiere il servizio devozionale. Allora può ricevere l’iniziazione.

yasya yad daiva-vihitam
sa tena sukha-duhkhayoh
atmanam tosayan dehi
tamasah param rcchati

yasya: di qualcuno; yat: ciò che; daiva: dal destino; vihitam: stabilito; sah: questa persona; tena: in questo modo; sukha-duhkhayoh: la gioia e il dolore; atmanam: il sé; tosayan: soddisfatto; dehi: l’anima incarnata; tamasah: dell’oscurità; param: dall’altra parte; rcchati: arriva.

Bisogna cercare di rimanere soddisfatti in ogni condizione di vita — sia nella gioia sia nel dolore — in cui la volontà suprema ci pone. Una persona che vive in questo modo può superare molto facilmente le tenebre dell’ignoranza.

SPIEGAZIONE: L’esistenza materiale è costituita di attività interessate, empie e virtuose. Finché una persona è impegnata in ogni genere di attività, al di fuori del servizio devozionale, otterrà la felicità e il dolore di questo mondo materiale. Quando pensiamo di godere della vita nell’illusoria felicità materiale, stiamo riducendo la somma di azioni risultanti dalle nostre attività virtuose, e quando soffriamo, stiamo riducendo la somma di azioni risultanti dalle nostre attività empie. Invece di essere attaccati alla gioia e al dolore temporanei che derivano dalle nostre attività empie o virtuose, se vogliamo uscire dalle grinfie di questa ignoranza, dovremmo accettare qualsiasi posizione in cui siamo stati posti per volontà del Signore. Soltanto così, arrendendoci al Signore Supremo, saremo liberati dalla presa di questa esistenza materiale.

gunadhikan mudam lipsed
anukrosam gunadhamat
maitrim samanad anvicchen
na tapair abhibhuyate

guna-adhikat: da colui che è più qualificato; mudam: piacere; lipset: dovrebbe provare; anukrosam: compassione; guna-adhamat: da uno che è meno qualificato; maitrim: amicizia; samanat: con un suo pari; anvicchet: dovrebbe desiderare; na: non; tapaih: con le difficoltà; abhibhuyate: viene turbato.

Ogni uomo dovrebbe agire in questo modo: quando incontra una persona più qualificata di lui, dovrebbe essere molto contento, quando incontra qualcuno meno qualificato, dovrebbe provare compassione, e quando incontra una persona che è al suo stesso livello, dovrebbe fare amicizia con lei. In questo modo non saremo mai turbati dalle triplici sofferenze di questo mondo materiale.

SPIEGAZIONE: Generalmente, quando troviamo qualcuno più qualificato di noi diventiamo invidiosi, quando troviamo qualcuno meno qualificato, lo deridiamo; e quando infine troviamo qualcuno uguale a noi diventiamo molto orgogliosi delle nostre attività. Queste sono le cause di tutte le nostre sofferenze materiali. Per questa ragione il grande saggio Narada consigliò ai devoti di agire in modo perfetto. Invece di invidiare una persona più qualificata, dovremmo essere felici di riceverla; invece di opprimere una persona meno qualificata, dovremmo mostrarle compassione per poterla elevare a un livello superiore; se poi incontriamo una persona di pari livello, invece di inorgoglirci delle nostre attività di fronte a lei, dovremmo trattarla amichevolmente. Bisogna anche avere compassione per la gente in generale, che sta soffrendo per avere dimenticato Krsna. Queste importanti funzioni ci renderanno felici in questo mondo materiale.

dhruva uvaca
so ’yam samo bhagavata
sukha-duhkha-hatatmanam
darsitah krpaya pumsam
durdarso ’smad-vidhais tu yah

dhruvah uvaca: Dhruva Maharaja disse; sah: quello; ayam: questo; samah: equilibrio della mente; bhagavata: da Tua Grazia; sukha-duhkha: la gioia e il dolore; hata-atmanam: coloro che sono turbati; darsitah: mostrato; krpaya: con la misericordia; pumsam: della gente; durdarsah: molto difficile da percepire; asmat-vidhaih: da persone come noi; tu: ma; yah: tutto ciò che hai detto.

Dhruva Maharaja disse:
O Naradaji, ciò che tu mi hai gentilmente spiegato per raggiungere la pace della mente è certamente un ottimo insegnamento per una persona che ha il cuore disturbato dalle condizioni materiali di gioia e dolore. Ma per quanto mi riguarda, io sono coperto dall’ignoranza, e questo genere di filosofia non tocca il mio cuore.

[Continua nel prossimo numero]


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L’ACQUA

Una Meditazione
Il ricordo del rapporto dell’acqua con Krsna può far crescere la nostra devozione per Lui.
di Urmila Devi Dasi


Alle Hawaii onde di color turchese chiaro lambivano le mie ginocchia mentre una variegata tartaruga di mare si cibava gentilmente vicino ai miei piedi. È l’attrazione dell’acqua che attira le persone in questo bel posto tranquillo come in molti altri posti dove la gente va per rilassarsi e a riprendere le forze. Alcuni mesi dopo, a Londra, lontana due oceani dalle Hawaii, alcuni amici mi portarono in una piscina coperta e riscaldata per fare un po’ di sport. Sebbene l’impianto sportivo non fosse bello e l’acqua fosse piena di sostanze chimiche, il tempo che trascorsi nell’acqua mi permise di rinfrescarmi.
L’acqua è una delle energie di Krsna, descritta nella Bhagavad-gita e nella Brahma-samhita. Krsna esiste eternamente come persona trascendentale separata dalla Sua energia, ma nello stesso tempo Egli è presente in quell’energia. Perciò, mentre l’acqua non è Krsna, Krsna è l’acqua.
In quale modo possiamo apprezzare Krsna nell’acqua? Egli è il sapore o l’essenza dell’acqua, la qualità che estingue la nostra sete e ci soddisfa. Mentre nuotavo nella piscina di Londra, pensavo alla morbidezza o liquidità dell’acqua. Una delle qualità di Krsna è la Sua delicatezza Il Suo corpo spirituale è così delicato che cambia colore nel punto in cui viene sfiorato da una foglia. La delicatezza del Suo corpo stimola l’amore dei Suoi devoti verso di Lui.
Le Scritture dicono che Il Signore e la Sua forma sono la stessa cosa. Perciò sia il Suo corpo che i Suoi sentimenti sono delicati. In particolare, quando Krsna manifesta il sentimento del Suo devoto principale ed appare come Sri Caitanya, il Suo cuore si scioglie per la compassione verso tutti gli esseri viventi ed Egli distribuisce liberamente l’amore per Dio senza considerare i meriti del candidato. Il Suo cuore perciò è come il burro fuso, delicato e fluido. La liquidità dell’acqua rappresenta questa qualità di scorrere e di sciogliersi dell’amore del Signore e la Sua gentilezza.
L’acqua è anche potente, così tanto che se scorre velocemente può produrre tutta l’elettricità necessaria ad una città oppure sotto forma di un’enorme onda può procurare danni enormi in un solo momento. La potenza dell’acqua ci ricorda che una delle forme di opulenza di Krsna è la forza illimitata. Egli senza sforzo crea, mantiene e distrugge innumerevoli universi. Egli sostiene pianeti sulla Sua testa con tale noncuranza che sembra non accorgersi del loro peso. Se tutta l’energia potenziale e cinetica di tutta l’acqua del mondo si unisse in un’onda gigantesca non eguaglierebbe neanche la più piccola frazione della forza di Krsna. Questa natura duale dell’acqua – delicata ma potente – ci ricorda di quando Krsna, la cui forma spirituale eterna è quella di un delicato giovane di sedici anni, combatté e con facilità uccise enormi demoni muscolosi che stavano disturbando cittadini innocenti.

Divertimenti nell’Acqua

Molte delle attività spirituali trascendentali del Signore hanno a che fare con l’acqua. Quando Krsna crea il mondo materiale assume una forma smisurata che, in una trance yogica simile al sonno, giace sulla Sua incarnazione a forma del serpente chiamata Sesa, che galleggia sull’Oceano Causale, a sua volta vivo e spirituale. Innumerevoli universi, in uno dei quali noi ora abitiamo, escono dal corpo del Signore quando Egli espira.
Poi il Signore penetra ogni universo e con il Suo sudore forma un oceano che riempie la metà della conchiglia dell’universo. Egli giace disteso su quest’acqua e la Sua consorte, la dea della fortuna, massaggia i Suoi piedi.
Al Signore piace galleggiare su quest’oceano cosmico con la Sua consorte. Poiché ciascuno di noi è una piccola parte del Signore, abbiamo le Sue tendenze, ma in misura infinitesimale. Perciò il desiderio di un essere umano comune di galleggiare su una barca, su una zattera o su un altro mezzo con la propria amata, deriva dal Supremo, l’origine di tutto.
Un altro esempio dei divertimenti di Krsna che hanno relazione con l’acqua risale all’inizio della storia dell’universo. Secondo la cosmologia vedica i pianeti sono persone coscienti. Il pianeta Terra una volta cadde nell’acqua dell’universo quando persone demoniache, trivellandola alla ricerca di liquidi combustibili, alterarono la sua orbita compromettendone l’equilibrio. Gli esseri celesti, detti deva, che per servire Krsna controllano l’universo, desideravano che la Terra venisse salvata. In risposta al loro desiderio, il Signore discese per salvarla. Egli assunse la forma di uno splendido cinghiale gigantesco (Varaha), Si tuffò fino in fondo all’oceano universale, raccolse la Terra e gentilmente la trasportò sulle Sue zanne fino alla superficie dell’acqua. Mentre emergeva, un gigantesco demone Lo sfidò. Allora il Signore Varaha con delicatezza pose sull’acqua la Terra spaventata, dandole la capacità di galleggiare. Nel grande oceano ebbe luogo un combattimento tra il Signore e il demone. Dopo aver sconfitto il demone, il Signore tornò nel cielo spirituale.
A volte un’inondazione devasta l’universo e Krsna assume la forma di un pesce dorato per giocare nell’acqua. Legata ad un corno della Sua testa c’è una barca che porta i saggi, la conoscenza vedica e i semi per ripopolare il mondo dopo l’inondazione. Durante questo divertimento Krsna prova gioia a giocare nell’acqua e nelle Sue affettuose relazioni con i grandi saggi.
Krsna nella Sua forma originale gioca spesso nell’acqua con i Suoi amici e le Sue persone care. Per i Suoi divertimenti nell’acqua Egli sceglie fiumi come il Gange e la Yamuna che sono anche pure Divinità che Lo amano. Krsna inoltre gioca nei laghi e negli stagni pieni di fiori di loto e di cigni, circondati da padiglioni abbelliti con gioielli. Questi corpi d’acqua sono persone, Sue devote, animate dall’amore e dalla felicità.

L’Acqua e la Nostra Devozione

Oltre a meditare sull’acqua, che ci ricorda le qualità e i divertimenti di Krsna, possiamo aumentare la nostra consapevolezza di Lui quando usiamo l’acqua nella nostra vita quotidiana. Per esempio, per ragioni di salute abbiamo bisogno che l’acqua che beviamo e con cui ci laviamo sia pulita e lo stesso per cucinare e pulire i nostri abiti e le nostre case. Abbiamo bisogno del sistema che Krsna ha scelto per ottenere acqua pulita attraverso l’evaporazione e la pioggia. Quantomeno dovremmo costantemente ringraziare il Signore per questi doni che mantengono in vita i nostri corpi. Al di là di questo, dovremmo essere riconoscenti all’acqua perché ci spinge a ricordare Krsna; infatti questo ricordo fa aumentare il nostro servizio e il nostro amore per Lui, annaffiando la pianta della nostra devozione.

Urmila Devi Dasi collabora regolarmente al BTG. Ha conseguito una laurea in Scienza dell’educazione presso la University of North Carolina a Chapel Hill. Si occupa di progetti di programmi internazionali per l’istruzione primaria e secondaria dell’ISKCON.


Hare Krsna Hare Krsna
Krsna Krsna Hare Hare
Hare Rama Hare Rama
Rama Rama Hare Hare

Occhi per Vedere DI0
La pura devozione per Krsna permette ai Suoi devoti di vederLo direttamente.
di Mohini Radha Devi Dasi

Quando avevo otto anni i miei occhi si affaticavano per vedere quello che la mia insegnante scriveva sulla lavagna. Mia madre mi portò da un oculista che mi prescrisse gli occhiali. Le lenti degli occhiali da vista correggono un’imperfezione fisica curvando la luce. Gli scienziati usano lenti più potenti per i loro microscopi e telescopi che, “correggendo” la loro visione, permettono di vedere oggetti piccoli o distanti.
Nessuna lente tecnologica ci permetterà mai di vedere Krsna, il Signore Supremo. Egli si trova al di là dei nostri sensi materiali. Egli trascende le tre influenze della natura materiale (virtù, passione ed ignoranza); nessun’anima soggetta alle interazioni dei tre influssi può vedere Krsna e tutte a livello spirituale, possono essere considerate cieche. Poiché questa imperfezione visiva esiste a livello spirituale, il rimedio deve essere spirituale. Noi possiamo diventare idonei a vedere Krsna solo praticando il servizio devozionale sotto una guida appropriata. Come Srila Prabhupada dice: “Sì, potete vedere Dio, ma prima dovete avere gli occhi.”

Cecità Spirituale

Qualche volta le persone dicono che vedere è credere, e poiché non possono vedere Dio, non accettano la Sua esistenza. Srila Prabhupada definiva gli atei come persone “spiritualmente cieche che soffrono delle cataratte dell’ignoranza.” L’ignoranza è proprio come le cataratte che oscurano la vista e impediscono alle persone di vedere la verità.
Nella Bhagavad-gita, la cecità spirituale di Dhrtarastra (che era cieco anche fisicamente) impedì a lui e ai suoi figli di raggiungere un accordo con i Pandava, che erano tutti devoti del Signore Supremo. Poiché Dhrtarastra era un re, la sua cecità spirituale fu anche dannosa dal punto di vista sociale e portò alla guerra di Kurukshetra. La sua cecità contagiò anche i suoi seguaci. Come Srila Prabhupada spesso citava: “Quando un cieco guida un altro cieco, ambedue cadono nel fosso.”
Nonostante la cecità, Dhrtarastra ebbe l’opportunità di “vedere” quello che succedeva sul campo di battaglia di Kurukshetra grazie alle descrizioni del suo segretario Sanjaya. Vyasadeva aveva donato a Sanjaya una visione mistica per permettergli di vedere tutta la guerra di Kurukshetra, compreso il dialogo tra Krsna ed Arjuna, conosciuto come Bhagavad-gita. Sfortunatamente però la cecità spirituale di Dhrtarastra e il suo attaccamento ad un figlio malvagio gli impedì di comprendere gli insegnamenti di Krsna.
Come Dhrtarastra, le anime prigioniere della natura materiale sono spiritualmente cieche e possono essere curate solo con la sottomissione ad un maestro spirituale autentico. Krsna nella Bhagavad-gita (4.34) dà queste istruzioni: “Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle domande con sottomissione e servilo. L’anima realizzata può rivelarti la conoscenza perché ha visto la verità.” Il cieco non può aiutare un altro cieco, ma chi ha la visione della conoscenza trascendentale può dare la “vista” agli altri. Il Signore in persona ha sanzionato questo processo, trasmesso direttamente da Lui attraverso la successione di maestri.
Come uno studente che vuole imparare la medicina si reca da un medico esperto per studiare, così un ricercatore per imparare la scienza spirituale deve andare da un maestro spirituale. Come rappresentante di Krsna, il maestro spirituale elimina la cecità delle anime condizionate dando loro la vista della vera conoscenza. Perciò preghiamo: om ajnana-timirandhasya jnananjana-salakaya / caksur unmilitam yena tasmai sri-gurave namah: “Offro i miei rispettosi omaggi al mio maestro spirituale, che con la torcia della conoscenza ha aperto i miei occhi, oscurati dalle tenebre dell’ignoranza.” Dando la conoscenza spirituale o visione, il maestro spirituale cura la cecità dovuta agli attaccamenti materiali.
Le “tenebre dell’ignoranza” sono l’ignoranza della nostra posizione costituzionale come anime spirituali e la nostra falsa identificazione con il corpo. Un puro devoto fisso nella coscienza di Krsna, però, realizza che il corpo è temporaneo e smette di distinguere i vari esseri viventi in base al loro corpo. Sapendo che tutti gli esseri viventi sono parti di Krsna, il saggio erudito “vede con occhio uguale il brahmana nobile ed erudito, la mucca, l’elefante, il cane e il mangiatore di cani.” (Bg. 5.18) Krsna dice ad Arjuna che questa visione spirituale – vedere l’anima al di là del corpo – è la “visione dell’eternità”. (Bg. 13.32)
Poiché gli esseri viventi sono costituzionalmente collegati a Krsna, i devoti che fanno avanzamento nello spirito del servizio d’amore alla fine diventano qualificati per vedere Krsna. Krsna è nayana-abhiramam, molto piacevole per gli occhi. Egli possiede la suprema bellezza, una delle sei principali forme di opulenza (bellezza, ricchezza, forza, fama, conoscenza e rinuncia). Vedere Krsna è un dono impareggiabile che supera ogni cosa.
Quando Krsna era presente sulla Terra, donò questa benedizione a molti esseri viventi, ma non tutti videro Krsna nello stesso modo. Krsna spiega: “Nella misura in cui si abbandonano a Me, Io li ricompenso.” (Bg. 4.11) Perciò qualcuno vedeva Krsna come il Signore Supremo, mentre altri Lo vedevano come una persona comune – un semplice pastorello, il rappresentante dei Pandava o l’umile cocchiere di Arjuna. Egli rivelò la Sua forma universale sul campo di battaglia di Kurukshetra, ma questa visione fu riservata ad Arjuna, grande devoto di Krsna e Suo caro amico. Srila Prabhupada dice che Arjuna ha “occhi trascendentali” grazie alla sua devozione per il Signore. (Bg. 11.54, Spiegazione)
Krsna è sac-cid-ananda-vigraha, la forma di eternità, conoscenza e felicità. I puri devoti Lo vedono come Egli è e interagiscono con Lui con sentimenti diversi a seconda delle loro tendenze naturali. Accecati dall’ignoranza, coloro che sono contaminati dalla materia ed hanno tendenze demoniache non possono percepire la supremazia di Krsna. Krsna di loro dice: “Gli sciocchi Mi deridono quando discendo nella forma umana. Non conoscono la Mia natura trascendentale e la Mia supremazia su tutto ciò che esiste.” (Bg. 9.11) Srila Prabhupada spiega che coloro che riuscirono a vedere la forma originale di Krsna poterono tornare con Lui nel Suo regno, ma “coloro che non poterono vedere il Signore così com’è rimasero attaccati ai loro desideri materiali” e al ciclo materiale delle nascite e delle morti. (Srimad-Bhagavatam 3.2.11)
D’altra parte, vedere Krsna è così purificante che perfino i demoni uccisi da Lui ottennero la liberazione. Dopo la partenza di Krsna, Uddhava disse a Vidura che tutti coloro che avevano visto il volto di Krsna sul campo di battaglia di Kurukshetra – senza considerare da quale parte combattessero – dopo la morte ottennero la dimora di Krsna. ( Srimad-Bhagavatam 3.2.20) La Brhad-Bhagavatamrta (2.1.164) afferma che la vista del Signore rende la vita piena di successo.

Ottenere la Gemma Più Preziosa

In ultima analisi, l’opportunità di vedere Krsna dipende dalla misericordia di Krsna, che si ottiene soddisfacendoLo con il servizio devozionale. Il Quarto Canto dello Srimad-Bhagavatam riporta l’importante esempio di Krsna che favorisce il bambino Dhruva incontrandolo personalmente. Questo avvenimento dimostra come il servizio devozionale purifichi coloro che lo praticano e trasformi i loro desideri materiali in realizzazioni trascendentali.
Il padre di Dhruva, il re Uttanapada, era l’imperatore del mondo ed aveva due regine, Suruci e Suniti. Essendo solo un bambino, Dhruva voleva sedersi in braccio a suo padre, ma la sua matrigna, Suruci, la regina preferita dal re, disse a Dhruva che non era qualificato per sedersi sul trono o sulle ginocchia del re, perché non era nato dal grembo di lei. Essa lo informò che egli stava “cercando di esaudire un desiderio impossibile a soddisfarsi”. Poiché era la regina favorita del re, era divenuta orgogliosa della sua posizione a spese degli altri.
La madre di Dhruva, Suniti, consolò suo figlio e gli consigliò di adorare i piedi di loto del Signore Supremo affinché il suo desiderio venisse esaudito. Con un certo sarcasmo, Suruci aveva dato a Dhruva un’istruzione analoga. Perciò Dhruva andò nella foresta e fece molte austerità per ottenere il favore del Signore. Il saggio Narada venne da lui e diventò il suo maestro spirituale. Dhruva gli chiese come poteva ottenere una posizione più elevata di chiunque altro, perfino di suo padre, l’imperatore del mondo e di suo nonno, Sri Brahma. Per veder esaudita questa richiesta apparentemente insoddisfacibile, Narada Muni raccomandò a Dhruva di dedicarsi completamente al servizio devozionale, preferibilmente in un luogo sacro. Gli suggerì di recarsi a Madhuvana, una delle dodici foreste di Vrndavana, sulla riva del fiume Yamuna. Poi Narada gli descrisse il meraviglioso aspetto fisico del Signore e disse a Dhruva di meditare su di Lui, che risiede nel suo cuore; questo metodo avrebbe purificato la sua coscienza. A Dhruva dette anche un mantra per glorificare il Signore e lo invitò ad adorare una semplice Divinità con frutta, fiori e foglie di tulasi.
Dhruva seguì perfettamente le istruzioni e alla fine con la sua devozione “catturò Dio, la Persona Suprema”. Sebbene Dhruva fosse un bambino, le sue austerità furono così severe che i deva, che governano il mondo materiale, angosciati si rivolsero al Signore Supremo perché erano preoccupati che si verificasse uno squilibrio nell’universo. Il Signore li tranquillizzò dicendo loro che avrebbe interrotto le austerità del bambino.
Nel frattempo, Dhruva Maharaja continuò la sua meditazione sulla forma del Signore nel cuore. Improvvisamente però quella forma sparì e l’intensa concentrazione di Dhruva s’interruppe. Aprì gli occhi e vide il Signore in persona che stava in piedi proprio davanti a lui.
Lo Srimad-Bhagavatam (4.9.3) descrive l’intensità di questo darsana (incontro): “Nella sua estasi, Dhruva Maharaja contemplava il Signore come se Lo stesse bevendo con gli occhi, come se con la sua bocca stesse baciando i piedi di loto del Signore e Lo stesse stringendo tra le braccia.” Egli voleva offrire delle preghiere, ma era inesperto, perciò il Signore lo benedisse toccandogli la fronte con la Sua conchiglia. In questo modo Dhruva ricevette la conclusione di tutta la conoscenza vedica e poté glorificare il Signore in modo appropriato.
Per Dhruva Maharaja il darsana del Signore fu come vedere una rara gemma preziosa. I desideri materiali che originariamente avevano ispirato l’esecuzione delle sue austerità gli apparvero privi d’importanza in confronto alla pura devozione. Ora, comprendendo lo scopo vero della sua vita, sentì il rimorso di aver pregato per “cose inutili” come un regno o il prestigio. Nello scritto On the way to Krsna, Srila Prabhupada cita un verso dalla Hari-bhakti-sudhodaya (7.28) che riporta le parole che Dhruva Maharaja rivolse al Signore: “Mi ero sottoposto ad austerità molto severe per ottenere il regno e la terra di mio padre, ma ora Ti ho visto. Perfino i grande saggi e i santi non Ti possono vedere. Qual è la mia convenienza? Ho lasciato la mia casa per cercare solo dei pezzi di vetro e della spazzatura e invece ho trovato un preziosissimo diamante. Ora sono soddisfatto. Non ho bisogno di chiederTi nulla.” La visione del Signore è proprio come un prezioso gioiello in confronto al “vetro e alla spazzatura” dei desideri materiali che le anime condizionate considerano come il loro scopo ultimo. Ricercare cose inutili invece dei veri valori dimostra la cecità propria del materialismo.
Il servizio devozionale di Dhruva Maharaja guarì la sua cecità spirituale e il Signore lo benedì mostrandoSi davanti a Lui. Anche se il desiderio originale di Dhruva era materiale, il servizio devozionale sotto la guida del suo maestro spirituale lo qualificò per vedere il Signore. Grazie alla sua pura coscienza di Krsna, Dhruva fu pienamente soddisfatto solo dal fatto di aver visto il Signore.

Vedere Dio Ora

I puri devoti del Signore possiedono una visione trascendentale che permette loro di vedere sempre Krsna. Secondo la Brahma-samhita (5.38): “Coloro che sono nell’estasi dell’amore per Dio, la Persona Suprema, Sri Syamasundara (Krsna), Lo vedono sempre nel loro cuore grazie all’amore e al servizio devozionale reso al Signore.”
Questo genere di visione richiede una devozione pura che è rara, ma anche i devoti neofiti possono apprezzare la forma di Krsna in un modo diverso. Poiché Krsna è trascendentale ai nostri sensi materiali, non può essere visto con i nostri occhi attuali. Per aiutare il progresso dei Suoi devoti nel servizio devozionale, Egli appare però nella Sua forma di Divinità nel tempio. Sebbene i sensi materiali percepiscano questa forma come fatta di pietra, di metallo, di legno o dipinta, la Divinità o arca-murti è una forma reale del Signore. L’arca-murti non è né un idolo né un simbolo, ma è il Signore stesso, che Si mostra cosicché tutti possano vederLo. Per la Sua misericordia Egli appare in questo modo e Si rivela al devoto secondo il suo livello di abbandono. La capacità di vederLo indica “in quale proporzione le nostre vite si sono purificate dal peccato”, come spiega Srila Prabhupada (Srimad-Bhagavatam 3.1.17, Spiegazione) In altre parole la nostra capacità di vedere Krsna riflette il livello della nostra adesione alla coscienza di Krsna.
Perciò, i devoti pregano la Divinità di Jagannatha (Krsna) per avere la visione spirituale della Sua vera forma: jagannatha-svami nayana-patha-gami bhavatu me: “O Signore dell’Universo, Ti prego rivelaTi a me.” Può sembrare strano che un devoto che sta davanti a Jagannatha Gli chieda di vederLo, ma la preghiera in realtà chiede di ottenere una visione spirituale per vederLo in modo appropriato.
Poiché la Divinità e Krsna sono la stessa cosa, la Sua presenza nella forma della Divinità ha lo stesso fine della Sua apparizione personale. Krsna discende era dopo era “per liberare le persone pie e annientare i miscredenti” (Bg. 4.8) e questo significa che Egli appare per uccidere i demoni e arrecare piacere ai devoti. Nello stesso modo, la Caitanya-caritamrta (Madhya 20.219) spiega, sarvatra prakasa tanra– bhakte sukha dite / jagatera adharma nasi’ dharma sthapite: “Il Signore è presente in tutti gli universi in differenti forme al solo fine di soddisfare i devoti. Il Signore distrugge così i principi dell’irreligione e stabilisce i principi religiosi.”
I nostri sensi possono essere imperfetti e contaminati dalla materia, ma si purificheranno con il servizio devozionale al Signore, com’è dimostrato dall’esempio di Dhruva Maharaja. Servizio devozionale significa impegnare tutti i nostri sensi nel servizio a Dio per purificarli poco a poco. Srila Prabhupada raccomanda che agli occhi “non si dovrebbe permettere di vedere altro che la bella forma di Krsna”. (Bg. 13.8-12, Spiegazione) Krsna è detto Govinda – Colui che dà piacere alle mucche e ai sensi. In risposta alla nostra determinazione spirituale e al nostro servizio devozionale a Lui, Egli ci darà la capacità trascendentale di vederLo faccia a faccia. Questo è qualcosa che non possiamo mai sperare di ottenere con le lenti correttive degli occhiali, con i microscopi o con i telescopi.

Mohini Radha Devi Dasi si è laureata in Letteratura inglese nel 2004 presso la Columbia University. É discepola di Sua Santità Gopala Krsna Goswami e vive con suo marito, Narada Rsi Dasa, a New York City.


Festival dell’India 2008
RATHA YATRA
Viareggio 19-07-2008
Milano 13-9-2008